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Riscaldamento condominiale: conviene il sistema centralizzato o autonomo?

novembre 24, 2017

Risponde l’ing. Fontana di Italtherm!

Ing. Fontana, molte persone si pongono questo quesito e le risposte sono talvolta discordanti: per il riscaldamento di un condominio conviene un sistema centralizzato oppure autonomo?

In realtà non c’è un sistema, tra centralizzato e autonomo, che conviene in ogni situazione: ci sono infatti molti parametri che possono far propendere per una soluzione piuttosto che per l’altra e il confine è molto labile.

A questo proposito, Assotermica ha commissionato uno studio al Politecnico di Milano sede di Piacenza e al Laboratorio Energia & Ambiente di Piacenza, uno dei laboratori della Rete di Alta Tecnologia della Regione Emilia Romagna. Lo studio, dal titolo “Autonomo o centralizzato? La parola al progettista” (disponibile a questo link), mette a confronto diversi sistemi di riscaldamento applicati a una palazzina di 12 appartamenti, disposti su tre piani, in zona climatica E, con generatori di calore individuali o centralizzati. I risultati sono molto interessanti; basta una variazione anche piccola delle condizioni iniziali per rendere economicamente più vantaggiosa una soluzione piuttosto che un’altra.  

Ad esempio, una delle condizioni è relativa al consumo della pompa che fa circolare l’acqua per tutti i condòmini. Se è performante sarà più conveniente il riscaldamento centralizzato; altrimenti l’autonomo.

Altri fattori da tenere in considerazione sono il tempo di accensione dell’impianto e come il palazzo è abitato: se rimane acceso tutto l’inverno e se tutti gli appartamenti necessitano del riscaldamento in modo stabile è molto probabile che convenga un riscaldamento centralizzato. Un edificio con la presenza di molte seconde case generalmente (e comunque da verificare) avrà convenienza un riscaldamento autonomo. In questo caso è la proporzione che fa cambiare la bilancia.

Prima dell’intervento legislativo del 2009, in alcune regioni la legge imponeva che tutti i condomìni con almeno 4 unità abitative installassero il riscaldamento centralizzato; adesso, con il Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59, è stata introdotta una maggiore flessibilità: la legge dice che il riscaldamento centralizzato è “preferibile”, ma può essere scelta la strada dell’autonomo, previa verifica del progettista e relazione tecnica.

DPR 59/2009, art. 4, comma 9:

“In tutti gli edifici esistenti con un numero di unità abitative superiore a 4, e in ogni caso per potenze nominali del generatore di calore dell’impianto centralizzato maggiore o uguale a 100 kW, appartenenti alle categorie E1 ed E2 [..], è preferibile il mantenimento di impianti termici centralizzati laddove esistenti; le cause tecniche o di forza maggiore per ricorrere ad eventuali interventi finalizzati alla trasformazione degli impianti termici centralizzati ad impianti con generazione di calore separata per singola unità abitativa devono essere dichiarate nella relazione di cui al comma 25”.

In definitiva la caldaia va definita sulla base non tanto dell’apparecchio, ma delle condizioni di partenza dell’edificio. Per determinare la soluzione impiantistica energeticamente più efficiente occorre quindi analizzare l’impianto stesso, ad opera di un progettista esperto.

Vuoi avere maggiori informazioni sulle caldaie ad alta potenza di Italtherm? Visita questo link e contattaci!

 

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Manutenzione delle caldaie: gli obblighi di legge e le buone pratiche

novembre 10, 2017

Intervista all’ing. Giovanni Fontana di Italtherm.

  • In che cosa consiste la manutenzione della caldaia?

Gli interventi di manutenzione della caldaia sono una serie di operazioni finalizzate a contenere il degrado normale d’uso. L’intervento di manutenzione della caldaia è un check up del suo funzionamento: comprende la manutenzione ordinaria e il controllo dell’efficienza dell’apparecchio, monitorando contestualmente le sostanze inquinanti che la caldaia emette. Oltre che per ridurre i consumi energetici e l’inquinamento, è utile anche per assicurare la sicurezza dell’impianto.

In sostanza, con la manutenzione si controlla il regolare funzionamento dell’apparecchio: si eseguono le operazioni necessarie per mantenere la caldaia efficiente e/o evitare che possa rompersi qualche componente quando tale rottura si potrebbe rivelare più antipatica da gestire.

  • È vero che manutenzioni più frequenti aumentano l’efficienza?

Sicuramente sì. È però necessario comprendere bene che la manutenzione non è finalizzata solo ed esclusivamente al mantenimento dell’efficienza, ma anche a un regolare funzionamento dell’apparecchio stesso. Se mi permettete un paragone automobilistico, non è forse ragionevole portare la propria autovettura dal meccanico di fiducia prima di affrontare un lungo viaggio? Certamente se lo facciamo non è solo per esser certi di non consumare più del necessario, ma anche per evitare di rimanere in panne durante il viaggio stesso, inoltre, più l’autovettura è datata e più tale prassi è “consigliabile”. Ora trasponete l’autovettura nella caldaia, il meccanico nel manutentore e il lungo viaggio nella stagione invernale.

  • Quali sono le operazioni che vengono eseguite?

Una manutenzione normalmente prevede le seguenti operazioni:

– Rimozione delle eventuali ossidazioni dal bruciatore e dagli elettrodi;

– Pulizia delle eventuali incrostazioni degli scambiatori;

– Verifica dell’integrità e della stabilità dei rivestimenti in fibra ceramica nella camera di combustione, ed eventuale sostituzione;

– Controllo accensione, spegnimento e funzionamento dell’apparecchio;

– Controllo di tenuta raccordi e tubazioni di collegamento gas e acqua;

– Controllo del consumo del gas alla potenza massima e minima;

– Verifica di intervento dei dispositivi di sicurezza;

– Verifica del regolare funzionamento dei dispositivi di comando e regolazione dell’apparecchio;

– Verifica dell’assenza di fuoriuscita dei prodotti di combustione verso l’ambiente interno, del buon funzionamento e dell’integrità del condotto e/o dispositivo di scarico dei fumi e dei relativi terminali ed accessori

  • Per chi vuole installare una nuova caldaia, cosa consiglia?

Per quanto attiene ai prodotti Italtherm consiglierei un modello della serie CITY CLASS, il massimo per quanto concerne il comfort e l’efficienza. Ad oggi l’installazione di queste caldaie a condensazione e ad alto risparmio energetico è fortemente incentivata anche dallo stato italiano sia dal punto di vista fiscale, con le detrazioni al 65%, per cui consiglierei… di sbrigarsi!

Solare Termico in Italia quali sono i comuni più virtuosi

novembre 4, 2017

L’energia in Italia è sempre più distribuita grazie alle rinnovabili. Sfogliando infatti i dati del rapporto Comuni Rinnovabili 2017 di Legambiente, sono oltre un milione gli impianti da fonti rinnovabili lungo tutta la penisola. Il solare termico? In continua crescita sia per numero di impianti che di comuni.

Dando uno sguardo in generale al mondo delle rinnovabili, nonostante i ritmi di crescita siano inferiori rispetto al passato, nel 2016 sono stati installati 396 MW di fotovoltaico, 282 MW di eolico, 140 di geotermico, 513 di bioenergie e 346 di mini idroelettrico. Le fonti rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi.

L’Italia rimane tra i paesi di punta in termini di installazioni: in dieci anni nella Penisola gli impianti da fonti rinnovabili sono passati da qualche centinaio a oltre un milione tra elettrici e termici.

Dati positivi arrivano anche analizzando il territorio: crescono i comuni rinnovabili, che in pochi anni passano da 356 (2005) a ben 7.978 (2016), oggi quindi in tutti i municipi italiani è installato almeno un impianto. Su 7.978 comuni 3021 producono più energia elettrica di quanta ne consumano le famiglie residenti, grazie a una o più fonti rinnovabili.

Sono ben 6.819 i comuni che hanno almeno un impianto solare termico.

I comuni 100% rinnovabili, nei quali le energie pulite soddisfano tutti i consumi elettrici e termici (riducendo le bollette a cittadini e aziende) sono saliti a 40.

Chi sono i comuni del solare termico

Sono 6.819 i Comuni italiani in cui sono installati pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, di questi 4.454 sono “Piccoli e Piccolissimi Comuni” con meno di 5mila abitanti.

In termini di diffusione assoluta del solare termico, sono i Grandi Comuni ad occupare le prime posizioni. A partire dal Comune di Perugia con 9.185 mq di pannelli installati nel territorio, seguito dal Comune di Bolzano con 5.779 mq e dal Comune di Trento con 5.574 mq.

Secondo i dati di Estif (European Solar Thermal Industry Federation) nel nostro Paese sono installati complessivamente oltre 4 milioni di mq di pannelli solari termici, pari ad una media di circa 0,06 mq per abitante con un predominio delle installazioni al Centro Nord malgrado il grande potenziale del Sud Italia. Un dato decisamente migliorabile se confrontato con quello dell’Austria pari a 0,6 mq per abitante ed oltre 5,2 milioni di mq.

Tra i comuni più “rinnovabili”, per il solare termico a “vincere” è il piccolo Comune di Seneghe, in Provincia di Oristano, grazie al suo miglior risultato in termini di copertura dei fabbisogni termici delle famiglie residenti, con una diffusione di pannelli solari termici in relazione al numero di abitanti, pari a 2.075 mq ogni 1.000 abitanti, distribuiti su edifici pubblici e privati. Seguono il Comune di Pettoranello nel Molise (IS) con una media di 1.690 mq ogni 1.000 abitanti e il Comune di San Lorenzo al Mare con 1.388mq/1.000 abitanti. In questa classifica – si spiega nel rapporto di Legambiente – “viene premiato il contributo rispetto ai consumi delle famiglie residenti, perché gli impianti solari termici possono soddisfare larga parte dei fabbisogni delle famiglie per l’acqua calda sanitaria e il riscaldamento degli edifici”. Sono 75 i Comuni italiani che hanno già superato il parametro utilizzato dall’Unione Europea – 264 mq/1.000 abitanti – stabilito per spingere e monitorare i progressi nella diffusione di questa tecnologia.

Lo sviluppo di questa tecnologia, costante negli anni, si deve sicuramente ai costi sempre più bassi ma anche e soprattutto all’importante ruolo degli incentivi statali a partire dalla Detrazione Fiscale del 55% al Conto Termico di oggi, che hanno permesso a migliaia di famiglie italiane di poter installare un pannello solare termico e risparmiare energia ed euro in bolletta”, specifica il dossier. “Il solo Conto Termico ha permesso quasi 15mila interventi per una superficie installata di 122mila mq di cui almeno 4.200 mq su strutture pubbliche realizzate quindi da Amministrazioni Comunali. Basti pensare che 10 anni fa erano 108 i Comuni che dichiaravano sul questionario di Comuni Rinnovabili di possedere impianti solari termici, contro i 6.819 di oggi e un incremento di 4milioni di mq, erano, sempre secondo Estif, 72mila i mq installati nel nostro Paese nel 2005”.

I vantaggi delle rinnovabili

Andando a tradurre questi numeri in vantaggi – recita il rapporto – si può registrare come si sia ridotta la produzione da impianti termoelettrici inquinanti e siano diminuite le importazioni dall’estero di fonti fossili. Ad esempio in dieci anni c’è stato un calo del petrolio del 30%, del gas del 20% e del carbone del 25%. Si sono ridotte le emissioni di CO2 con vantaggi per il clima del Pianeta, ma anche economici. Si è ridotto il costo dell’energia nel mercato elettrico, grazie alla produzione di solare e eolico che permette di tagliare fuori l’offerta delle centrali più costose.

Il dossier pone inoltre in evidenza i vantaggi in termini di posti di lavoro che già oggi per il solare termico vede nel nostro Paese 3.500 occupati.

Qui si può scaricare tutto il dossier 

In questo quadro ‘solare’, noi vi consigliamo di informarvi per l’installazione del vostro impianto solare termico. Potremo darvi tutte le informazioni, ivi inclusi gli incentivi ancora in vigore. Contatta Italtherm.

Scegliere un pannello solare termico: il nuovo Slim Solar. L’Ing. Fontana ci spiega come funziona

ottobre 20, 2017
  • Come funzionano i pannelli solari termici a circolazione forzata?

Nei pannelli solari termici a circolazione forzata, abbiamo un fluido termovettore che si scalda grazie ai raggi solari. La circolazione del fluido è imposta da una pompa, azionata con energia elettrica, che forza questa circolazione. Si differenzia quindi dalla circolazione naturale, in cui questa azione della pompa non avviene, presentando quindi una velocità minore nella circolazione del fluido. Perciò i pannelli solari a circolazione forzata possono raggiungere una prestazione migliore con la stessa superficie di pannelli.

Inoltre, l’accumulo è separato dal pannello e può essere collocato in un locale della casa, portando a una minore perdita di energia causata dalla dissipazione del calore.

  • Design e leggerezza: quali sono le innovazioni che troviamo con Slim Solar?

Esteticamente l’aspetto che più si nota è lo spessore: Slim Solar, come dice il nome, è visivamente più sottile. L’impatto estetico è più piacevole, in quanto il pannello non sporge dalle coperture.

E’ un pannello leggero; troviamo anche vantaggi dal punto di vista tecnico, specie riguardo all’installazione. In particolare, i raccordi sono a innesto rapido, rendendo molto semplice il collegamento

  • Quanto è la durata prevista di un pannello solare termico?

Per qual che riguarda Slim Solar, noi forniamo una garanzia di 5 anni, ma l’aspettativa di vita è di almeno 15 anni.

  •  Come avviene la manutenzione del pannello solare?

Per il vetro, la manutenzione consiste in una pulizia regolare della superficie vetrata: questa si rende necessaria in maniera tanto più frequente quanto più il pannello sarà soggetto a polvere, foglie che cadono e/o altri elementi che potrebbero ostruire i raggi solari. Occorre poi controllare lo stato del fluido termovettore.

Infine, per le zone esposte a rischio gelo, è necessaria una protezione quando è previsto che le temperature scendano al di sotto dello zero.

  • Quanto è il risparmio che si può acquisire con questo pannello solare?

In termini assoluti il risparmio acquisito dipende dal consumo della famiglia che lo utilizza. In termini percentuali, in caso di nuova abitazione, si deve garantire che almeno il 50% di energia per il riscaldamento di acqua sanitaria provenga da fonte rinnovabile: significa quindi che almeno la metà di quello che la famiglia spende per tale utilizzo, non lo spende più. In determinate circostanze si può arrivare anche al 60-70% di risparmio, o anche al 100% in estate.

 

  • In che misure sono disponibili i pannelli solari Slim Solar?

Abbiamo a disposizione due misure: da 2 e da 2,5 metri. Questo permette di essere più precisi in fase di dimensionamento dell’impianto solare: tanto più i metri quadri di pannelli solari installati saranno vicini alle reali necessità dell’abitazione, tanto più alta sarà la soddisfazione del cliente, evitando al contempo eventuali problemi legati al sovradimensionamento dell’impianto.

Anche gli scaldabagni a pompa di calore possono accedere all’ecobonus del 65% per gli interventi di efficienza energetica. Per maggiori informazioni, contattaci!

 

UNI 7129:2015: le norme sugli impianti a gas per uso domestico, alcune risposte dell’ing. Fontana

settembre 27, 2017

Un apposito gruppo di lavoro CIG, Comitato Italiano Gas, ha redatto la norma nazionale sugli impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione – Progettazione, installazione e messa in servizio, della serie UNI 7129, composta di 5 parti:

  • UNI 7129-1: fissa i criteri per la costruzione ed i rifacimenti di impianti interni o parte di essi, asserviti ad apparecchi utilizzatori aventi singola portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.
  • UNI 7129-2: definisce i criteri per l’installazione di apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW e per la realizzazione della ventilazione e/o aerazione dei locali di installazione
  • UNI 7129-3: definisce i requisiti dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW
  • UNI 7129-4: definisce i criteri per la messa in servizio sia degli apparecchi di utilizzazione aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW, sia degli impianti gas di nuova realizzazione o dopo un intervento di modifica o sostituzione di apparecchio.
  • UNI 7129-5: definisce le modalità per la raccolta e lo scarico delle condense prodotte dai generatori di calore a condensazione e a bassa temperatura e quelle che si formano nei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione

Sostituisce la precedente UNI 7129:2008.

Quali sono le principali novità della norma UNI 7129? Perché viene chiamato Testo Unico?

Ce ne sono diverse: possiamo  riassumerle in tre punti principali.

1 – Introduzione di nuovi materiali per la realizzazione di quello che viene definito l’impianto interno, ovvero il complesso delle tubazioni, dei componenti ed accessori dal contatore fino agli apparecchi. Sono ampliate le possibilità di utilizzo di materiali che prima non erano ammessi, come il multistrato metallo plastico e l’acciaio inossidabile corrugato PLT-CSST.

2 Ci sono novità riguardo ai metodi di scarico della combustione, ad esempio relativi a camini con canne fumarie, con nuove soluzioni che prima non erano consentite.

3 Il terzo aspetto importante è che all’interno di questa norma sono rientrati anche gli apparecchi a condensazione, che sono il futuro degli apparecchi a gas, prima trattati con una norma specifica. Oggi invece rientrano in questa norma; in questo senso viene chiamata “testo unico”, proprio perché è un unico documento di riferimento che contiene indicazioni per tutti gli apparecchi a gas aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW che oggi è possibile installare.

Per quanto riguarda l’installatore, come si forma riguardo la nuova normativa

La norma deve essere acquistata dal catalogo UNI e letta per conoscerla in modo preciso. Altrimenti ci sono delle guide UNI semplificative, dei vademecum, ma è come leggere il riassunto di un racconto: ha una sua validità solo se si conosce il racconto stesso. La terza possibilità è seguire dei corsi di formazione, in particolare per sciogliere dei dubbi. Ma la lettura della norma è fondamentale e alla base di tutto.

Per quanto riguarda la persona non esperta che deve fare lavori in casa, come può controllare i lavori? Chi è il responsabile dell’applicazione della normativa?

E’ complicato per il cliente finale capire se l’installatore stia lavorando a regola d’arte e rispettando le normative  vigenti: è come se un paziente dovesse valutare se il  proprio medico lo stesse curando correttamente. Si deve poter fidare dell’installatore, che è il responsabile dell’applicazione della norma e deve rilasciare una dichiarazione di conformità.

Per quanto riguarda gli installatori, quali sono i cambiamenti maggiori a cui fare attenzione?

Occorre prestare una particolare attenzione rispetto alle nuove opportunità, altrimenti si rischia di non essere al passo con i tempi e di perdere delle occasioni; ad esempio utilizzare materiali e metodi diversi che possono risultare più semplici e funzionali:  un caso potrebbero essere i materiali della tubazione che trasporta il gas, oppure la realizzazione di canne fumarie in pressione all’interno di opere murarie. Vengono introdotte delle possibilità che, se conosciute, possono semplificare il lavoro dell’installatore.

Entro fine 2020, gli edifici dovranno essere “a energia quasi zero”: ecco cosa significa

settembre 13, 2017

A partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione utilizzati da Pubbliche Amministrazioni e di proprietà di queste ultime devono essere progettati e realizzati quali edifici a energia quasi zero. Dal 1 gennaio 2021 la predetta disposizione è estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione”: questa definizione è contenuta nel decreto di recepimento della direttiva 2010/31/UE, emanata dal Parlamento Europeo il 19 maggio 2010, che quindi sarà obbligatoria anche in Italia.

Secondo il decreto, entro il 31 dicembre 2014 dovrà essere realizzato un Piano nazionale di attuazione della direttiva, che comprenda, come spiegato da Caseeclima.com:

a) l’applicazione della definizione di edifici a energia quasi zero alle diverse tipologie di edifici e indicatori numerici del consumo di energia primaria, espresso in kWh/m2 anno;

b) le politiche e le misure finanziarie o di altro tipo previste per promuovere gli edifici a energia quasi zero, comprese le informazioni relative alle misure nazionali previste per l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, in attuazione della direttiva 2009/28/CE;

c) individuazione, in casi specifici e sulla base dell’analisi costi-benefici sul ciclo di vita economico;

d) gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015.

La nuova direttiva è finalizzata quindi alla promozione del miglioramento della prestazione energetica degli edifici, ma lasciando agli Stati la facoltà di deciderne le modalità. Questa flessibilità è infatti necessaria per tenere inconsiderazione le condizioni climatiche esistenti e il rapporto costo-efficacia degli interventi.

Nella direttiva sono stabilite anche le linee guida generali di metodologia per il calcolo della prestazione energetica degli edifici, che dovrà tenere in considerazione:

– delle caratteristiche termiche dell’edificio e delle sue divisioni interne (capacità termica, isolamento, riscaldamento passivo, elementi di raffrescamento, ponti termici),

– degli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, tra cui le caldaie e gli impianti solari termici

– degli impianti di condizionamento, ventilazione e di illuminazione,

– della progettazione, posizione e orientamento dell’edificio,

– dei sistemi solari passivi e di protezione solare,

– delle condizioni climatiche interne,

– dei carichi interni.

Perché aspettare al 2020 per risparmiare? Conviene cominciare a intervenire per tagliare i costi economici e ambientali dell’energia da subito! Visita il nostro sito per vedere tutti i prodotti Italtherm, o contattaci.

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Solare Termico e pompe di calore nella Consultazione pubblica sulla Strategia Energetica

luglio 31, 2017

Il 12 giugno scorso è stata avviata la consultazione pubblica sulla Strategia energetica nazionale (SEN): chiunque, entro il 31 agosto, collegandosi on line sul portale del Ministero dello sviluppo economico e su www.minambiente.it, potrà inviare commenti, proposte e segnalazioni che saranno valutate nell’ambito dell’elaborazione del documento finale.

Come noto l’Italia è un paese relativamente povero di materie prime energetiche convenzionali, ma, nel corso degli anni, è cresciuta sensibilmente l’attenzione degli italiani alle fonti rinnovabili, all’efficienza e al risparmio energetico nell’ottica della riduzione della dipendenza energetica dai paesi stranieri e per mitigare gli effetti ambientali e climatici del ciclo energetico. Purtroppo la strada da percorrere per raggiungere – almeno in una parte importante – l’indipendenza energetica grazie alle fonti rinnovabili è ancora lunga.

“Oggi, tuttavia, siamo a un’ulteriore svolta: i progressi tecnologici compiuti sulle fonti rinnovabili, sui mezzi di trasporto, sui sistemi di accumulo, sull’efficienza energetica, sulle tecnologie della comunicazione offrono una rinnovata possibilità di risolvere il conflitto tra prezzi concorrenziali dell’energia e sostegno alla decarbonizzazione”. A ricordarlo sono i ministri Calenda e Galletti non dimenticando che inoltre questa strategia rientra negli obiettivi europei del 2030.

La strategia energetica rappresenta, infatti, un tassello importante per l’attuazione della più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, contribuendo in particolare all’obiettivo della de-carbonizzazione dell’economia e della lotta ai cambiamenti climatici.

Ecco i passi del documento di consultazione più significativi su solare termico e caldaie a condensazione

SOLARE TERMICO

Di solare termico si parla nel capitolo dedicato a Rinnovabili per uso riscaldamento e raffrescamento.

In merito all’incentivazione, il documento registra che “nel 2014, la spesa per gli interventi di solare termico, pompe di calore (comprese quelle geotermiche per riscaldamento acqua) e caldaie a biomassa, per i quali si è usufruito delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, è stata di circa 310 Milioni di Euro; nel 2015 la spesa per interventi della stessa natura per i quali è stata fatta richiesta di accesso al primo Conto Termico è stata di circa 25 Milioni di Euro. Lo scarso utilizzo del primo Conto Termico è da imputare ad alcuni fattori qui di seguito menzionati, che hanno evidenziato la necessità di semplificazione di tale strumento:

– significativo effetto di parziale sovrapposizione con le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, che risultano essere più vantaggiose per interventi sopra i 5.000 Euro e con modalità di accesso più conosciute e collaudate

– insufficiente conoscenza dello strumento, che ha portato i consumatori ad utilizzare le più note detrazioni fiscali. 

Sulla base di tali risultati e considerazioni, a inizio 2016 è stato introdotto il nuovo Conto Termico, regime che, come il precedente, è volto al sostegno di interventi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per incrementi dell’efficienza energetica, ed agisce ora in maniera più complementare con le detrazioni fiscali. Oltre all’introduzione di nuovi interventi per l’efficienza energetica, è stato ampliato il perimetro dei soggetti ammessi e aumentata la dimensione di impianti ammissibili. Inoltre è stata semplificata la procedura di accesso diretto e, in termini economici, è stato diminuito il tempo di erogazione degli incentivi (da 6 a 2 mesi) ed aumentato il limite per l’erogazione con unica rata (da 600 Euro a 5.000 Euro). I primi risultati denotano un maggior successo rispetto al primo Conto Termico, con numero medio mensile di richieste di incentivo triplicato”.

POMPE DI CALORE

Da sottolineare un interessante passaggio sulle pompe di calore elettriche e a gas che “dato il loro alto rendimento, avranno un ruolo centrale nel raggiungimento del target”.

Il documento specifica poi che le pompe di calore “considerato il loro alto rendimento, avranno un crescente peso nel mix termico rinnovabile, ulteriormente supportato dal progresso tecnologico del settore, nel quale potranno confrontarsi le diverse prestazioni e caratteristiche di pompe elettriche e a gas (le prime più complesse da integrare negli impianti, ma con la prestazione aggiuntiva del raffreddamento; le seconde con caratteristiche inverse).

Lo sviluppo delle pompe di calore contribuirà al raggiungimento degli standard definiti nella Direttiva 2010/31/UE, dando ulteriore impulso all’edilizia a zero emissioni”.

Per saperne di più su sistemi di solare termico o sistemi di climatizzazione e scaldabagno integrati a pompe di calore, consultate il portale di Italtherm

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