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Raccontare e divulgare l’efficienza energetica fa bene al Pianeta (e taglia le bollette)

agosto 27, 2018

Italtherm, sin dalla sua nascita, è impegnata non solo nel fornire i migliori prodotti in termini di qualità, efficienza energetica e minor impatto ambientale ma anche nella corretta divulgazione di come poter realizzare un risparmio energetico a partire dalle scelte quotidiane. Oggi, per approfondire, abbiamo intervistato l’Arch. Antonio Disi, creativo, divulgatore e ricercatore dell’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica di ENEA, ideatore di campagne nazionali di comunicazione come l’Italia in classe A e autore di pubblicazioni scientifiche e per il grande pubblico.

Nella strategia per l’efficienza energetica, quanto è importante e quanto incide una corretta informazione e comunicazione? Può realmente contribuire a tagliare le bollette in casa e in azienda?

Non comunicare è impossibile, lo ha detto qualcuno molto prima di me. Perciò sarebbe una vera e propria utopia pensare che un cambiamento epocale, come quello che stiamo preparando con la transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili, non necessiti di un intenso flusso di comunicazione e di informazione fra tutti gli attori che faranno parte di questo cambiamento.

Tale comunicazione è indispensabile soprattutto perché la transizione energetica non è semplicemente una questione di tecnologia ma è una questione umana e sociale e, pertanto, riguarda i valori che guideranno le nostre esistenze.

Le azioni per aumentare la consapevolezza pubblica, per indurre cambiamenti comportamentali e per fornire l’educazione al giusto consumo di energia costituiscono un elemento importante delle politiche e dei programmi che sostengono l’efficienza energetica e il risparmio energetico. Grazie a tali azioni è possibile ottenere riduzioni strutturali del consumo di energia fino al 20% senza prevedere importanti investimenti economici e in un lasso di tempo veramente ridotto.

Tuttavia, fornire informazioni non è sufficiente. La mancanza di conoscenza non è solo dovuta a una mancanza di informazioni, ma il suo sviluppo dipende molto dal modo in cui le informazioni vengono fornite e quale sarà l’effetto che esse avranno nel cambiare il modo in cui pensiamoimmaginiamovediamo ed ascoltiamo.

Visto che il petrolio ha plasmato le nostre idee e i nostri valori, tanto quanto le nostre infrastrutture e le economie, una transizione energetica intenzionale ci richiederà di pensare di nuovo a temi quali la ricchezza, la bellezza, la comunità, il successo e ad una miriade di altre idee che formano le nostre società e noi stessi.

E allora quale modo migliore per aiutarci a cogliere la storia del nostro presente e ad immaginare diverse possibilità per il nostro futuro se non utilizzando le discipline umanistiche – arte, storia, filosofia, studi culturali, studi religiosi e così via? Il racconto, la scrittura, le arti sono equipaggiate in modo unico per supportare il nostro a impegno verso una transizione energetica completa e di grande successo.

La comunicazione efficace è solo quella istituzionale o si possono immaginare altre modalità di informazione e divulgazione efficaci?

Trasferire informazioni e conoscenze su risparmi ed efficienza energetica è il punto di partenza fondamentale per raggiungere gli obiettivi prefissi, ma è necessario anche condividere con i destinatari i benefici, le utilità, le prospettive e anche i limiti. Per fare questo è necessario instaurare un sistema di comunicazione efficace tra la fonte delle informazioni e i destinatari della stessa basata su codici e valori condivisi.

La comunicazione istituzionale è fondamentale, soprattutto per il suo carattere di autorevolezza e terzietà. Basti pensare al ruolo dell’ENEA che a partire dalla prima crisi petrolifera ha svolto un’azione di informazione costante verso diverso target quali cittadini, imprese, operatori di settore e Pubblica Amministrazione.

Ultima azione in ordine di tempo è la Campagna Nazionale ‘Italia in Classe A’ prevista dell’arte. 13 del D.lgs 102/2014 ( http://www.italiainclassea.enea.it ).

Ma per ottenere la massima efficacia è necessario che la comunicazione istituzionale, riesca a raggiungere i propri target sia direttamente che attraverso soggetti intermedi (media e imprese) i quali decodificano il messaggio originario per poi ricodificarlo nel ruolo di nuovi emittenti, aggiungendo i propri codici e valori e veicolarlo attraverso un nuovo flusso di comunicazione verso il ricevente finale che quindi decodifica un nuovo messaggio dotato di più codici e valori.

Il suo libro “Storie di ordinaria energia” racconta l’energia e l’efficienza energetica con ironia. È una chiave efficace? O l’ironia rischia di sminuire la portata del messaggio?

Più che l’ironia, io utilizzo l’umorismo per raccontare l’energia ed il risparmio energetico.

L’umorismo, infatti ha la capacità di sollevare l’umore con estrema leggerezza e riflessione portando chi riceve il messaggio al ragionamento ed alla comprensione del messaggio stesso. La leggerezza dell’umorismo non sminuisce affatto il messaggio, anzi, lo priva di quegli orpelli che lo rendono a volte incomprensibile, eliminando la ‘pesantezza’ e soprattutto quella sorta di ‘moralismo’ che da sempre avvolge i temi dell’ambiente e dell’energia.

L’ironia, invece, è uno strumento di ricerca che io utilizzo per analizzare la realtà attraverso una sorta di distacco, di sospensione guardando il mondo ‘di lato’. Solo grazie all’ironia riesco a costruire un messaggio che colpisca l’umore, conducendo il lettore verso la conoscenza e la comprensione.

Il volume raccoglie piccole storie che raccontano brevi momenti o vite intere di eroi metropolitani, che vivono un’esistenza artificiale e le cui vite sono condizionate dall’uso e dal cambiamento delle tecnologie che in un modo o nell’altro consumano energia.

Tra le storie del libro ve ne sono alcune dedicate alle pompe di calore o ai climatizzatori?

Certamente! Come avrei potuto non raccontare queste tecnologie che mi stanno più a cuore, soprattutto nelle mie attività di divulgazione, proprio perché sono quelle il cui funzionamento è compreso dalle persone con molta difficoltà.

Il primo, Haiku n.4, è molto breve un po’come i componimenti giapponesi da cui prende il nome e racconta della difficoltà di comprendere il funzionamento di una pompa di calore e, in particolare, della corrispondenza dei tasti caldo/ freddo presenti sul telecomando.

Miracolo tecnologico, invece è una storia di povertà energetica, un dialogo fra un parcheggiatore napoletano e San Gennaro con la richiesta di una intercessione molto particolare.

Infine, Calori sinistri nella notte, è un thriller dove il malfunzionamento di un impianto di riscaldamento a pannelli radianti, diventa l’occasione per raccontare un rapporto di coppia con le debolezze e le paure.

Ma le storie non finiscono mai e, quotidianamente, sul mio blog www.antoniodisi.com sperimento nuovi modi di raccontarmi e raccontare  utilizzando la scrittura, ma anche l’immagine per riuscire a rendere il mio messaggio semplice e allo stesso tempo efficace.

Buona lettura a tutti.

 

 

 

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Climatizzatori: i consigli per usarli bene tagliando le bollette

agosto 1, 2018

Quella del 2018 sarà certamente ricordata come un’estate rovente: giorno dopo giorno la cartina del Belpaese si riempie di “bollini rossi” e nei bollettini meteo si susseguono nuovi “record” delle temperature.

In questa situazione, il nostro istinto di sopravvivenza ci spinge a rinchiuderci in casa e aprire i climatizzatori a tutta potenza. Purtroppo, questa abitudine, oltre ad essere dispendiosa per i nostri portafogli, crea non pochi pericoli per l’ambiente. Eppure basterebbe veramente poco ad assicurarci una frescura a basso costo e basso impatto ambientale.

Ad incentivarci inoltre potrebbero essere utili i dati del risparmio ambientale di un corretto uso dei climetizzatori. Anche quest’anno sul Global Opportunity Report 2018 sono stati pubblicati i risultati delle indagini condotte da DNV GL – Business Assurance, dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Sustainia: un corretto utilizzo e gestione degli impianti di condizionamento assicurerebbe un risparmio di 89,7 giga-tonnellate di CO2 nonché un contenimento di 1° C dell’aumento di riscaldamento globale entro il 2100.

L’AICARR – Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione – ha stilato un vademecum per utilizzare al meglio i condizionatori assicurando, al contempo, frescura e una riduzione dei consumi.

Innanzitutto è essenziale manutenere correttamente, tramite professionisti qualificati e certificati, le macchine per evitare malfunzionamenti provvedendo inoltre alla periodica sostituzione dei filtri.

Se il vostro impianto è ormai datato forse è opportuno provvedere a sostituirlo con un modello nuovo di climatizzatore: in questo caso diffidate dalle offerte “estreme”, poiché – mette in guardia AICARR – potrebbero trattarsi di vecchi impianti a bassa efficienza o che usano fluidi ormai fuori legge.

Scegliete una macchina che sia calibrata alle vostre reali necessità e che sia di classe A o superiore. Sono preferibili gli impianti fissi (tipo split o multi split) a quelli invece portatili che, infatti, sono meno efficienti.

Una volta installato e ben manutenuto è arrivato il momento di accendere il vostro impianto: è buona abitudine non scendere, all’interno delle abitazioni e delle strutture recettizie, ad una temperatura inferiore a 26 °C (se il condizionatore è installato in un negozio non scendete sotto i 27°).

Ovviamente, non aprire le finestre e le porte esterne quando i motori sono in funzione (negli hotel è buona norma mettere un sensore che spegne l’impianto in caso di finestre e porte aperte).

Anche l’arredo è importante. Non mettete barriere (mobili, elementi di arredo come tende) davanti agli split, di giorno abbassate le tapparelle (e le tende da sole in balcone) e di notte attivate la funzione “sleep” o “notturna”.

Inoltre ricordatevi che se in una stanza non c’è nessuno, potete anche spegnere!

Se volete saperne di più sui climatizzatori più adatti alle vostre esigenze, contattate Italtherm!

Dal 15 agosto le caldaie saranno incluse nella normativa RAEE: ecco come e perché

luglio 25, 2018

Dal 15 agosto prossimo entreranno in vigore importanti novità nel campo di applicazione dei RAEE, ovvero dei Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche: entrerà in vigore quello che viene definito “campo aperto”, con ripercussioni su molte tipologie di apparecchi: tra questi, le caldaie a gas, che dal 15 agosto verranno incluse nei RAEE. Vediamo come e perché.

Le caldaie e le pompe di calore nei RAEE

Gli apparecchi che rientrano nella categoria RAEE sono quelli che per il normale funzionamento necessitano dell’apporto di energia elettrica, indipendentemente dalla tipologia. La sigla RAEE comprende infatti “le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua”.

Sono quindi tutti quegli apparecchi che utilizzano elettricità, come televisori, computer, frigoriferi, telefoni cellulari, etc. Tutti questi dispositivi divengono “RAEE” dopo che hanno terminato il loro ciclo di vita e vengono avviate alla dismissione.

Se uno scaldabagno a tiraggio naturale dovesse aver bisogno di energia elettrica per funzionare, rientrerebbe quindi nella definizione di RAEE; al contrario, se usasse l’energia elettrica solo per l’accensione (la scintilla) e poi proseguisse nel suo funzionamento senza più alcuna necessità di alimentazione elettrica, allora non sarebbe catalogabile come RAEE.

I condizionatori e le pompe di calore sono già inclusi nella normativa RAEE. Dal 15 agosto, vi rientreranno anche le caldaie murali di potenza inferiore a 35 kW, come “RAEE domestici”, e le caldaie di potenza >35 kW, come “RAEE professionali”.

Cosa prevede la normativa sui RAEE

È proprio per risolvere il grave problema dell’abbandono dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che il legislatore europeo ha introdotto la normativa sui RAEE, con la direttiva 2012/19/UE, recepita in Italia nel decreto legislativo del 14 marzo 2014, n. 49 sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Il decreto prevede due obblighi principali che costituiscono lo scheletro della normativa, in capo ai distributori e ai produttori di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche):

  • Per i distributori: assicurare, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, dell’apparecchiatura usata di tipo equivalente. I distributori, compresi coloro che effettuano le televendite e le vendite elettroniche, hanno l’obbligo di informare i consumatori sulla gratuità del ritiro con modalità chiare e di immediata percezione, anche tramite avvisi posti nei locali commerciali con caratteri facilmente leggibili oppure mediante indicazione nel sito internet.
  • Per i produttori: organizzare e gestire i sistemi di raccolta differenziata dei RAEE professionali, sostenendone i relativi costi, individualmente o attraverso i sistemi collettivi cui aderiscono: devono quindi assicurare il ritiro su tutto il territorio nazionale dei RAEE depositati nei centri di raccolta, fino al corretto smaltimento. 

La raccolta deve raggiungere un tasso minimo crescente e stabilito per legge.

Inoltre, tutti i produttori, per operare nel territorio italiano, devono essere iscritti in un apposito registro RAEE.

Cosa cambia dal 15 agosto 2018 per i RAEE

Come specificato nelle “Indicazioni Operative per la definizione dell’ambito di applicazione “aperto” del decreto legislativo n. 49/2014”, redatte dal Ministero dell’Ambiente, “le modifiche, apportate all’ambito di applicazione riguardano il passaggio dalle attuali 10 categorie dell’Allegato 1 della nuova direttiva RAEE  alle 6 nuove categorie dell’Allegato III, che includono due categorie “aperte” relative alle apparecchiature di grandi e piccole dimensioni ed evidenzia che la nuova direttiva disciplina tutte le categorie di AEE che rientrano nell’ambito di applicazione della vecchia direttiva e che il fatto di “rendere aperto” l’ambito di applicazione dovrebbe permettere di eliminare i problemi risultanti dalla diversa classificazione dei prodotti operata negli Stati membri”.

Quali sono le nuove categorie di RAEE in vigore dal 18 agosto 2018 

Ecco le nuove categorie:

  1. Apparecchiature per lo scambio di temperatura
  2. Schermi, monitor ed apparecchiature dotate di schermi con una superficie superiore a 100 cm2
  3. Lampade
  4. Apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi, ma non solo: elettrodomestici; apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; apparecchiature di consumo; lampadari; apparecchiature per riprodurre suoni o immagini, apparecchiature musicali; strumenti elettrici ed elettronici; giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport; dispositivi medici; strumenti di monitoraggio e di controllo; distributori automatici; apparecchiature per la generazione di corrente elettrica. Questa categoria non include le apparecchiature appartenenti alle categorie 1, 2 e 3.
  5. Apparecchiature di piccole dimensioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi, ma non solo: elettrodomestici; apparecchiature di consumo; lampadari; apparecchiature per riprodurre suoni o immagini, apparecchiature musicali; strumenti elettrici ed elettronici; giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport; dispositivi medici; strumenti di monitoraggio e di controllo; distributori automatici; apparecchiature per la generazione di corrente elettrica. Questa categoria non include le apparecchiature

appartenenti alle categorie 1, 2, 3 e 6.

  1. Piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm).

Quindi le modifiche sono relative ad una diversa ripartizione delle categorie di AEE che dalle dieci di cui all’allegato I del d. lgs. 49/2014, passano alle sei dell’allegato III: questa variazione comporta la conseguenza che cui un maggior numero di prodotti potrebbero entrare nell’ambito di applicazione del decreto. Questo perché le vecchie categorie distinguevano le categorie per tipologie di prodotti: se un produttore non riusciva ad inquadrare un proprio prodotto come AEE, in nessuna delle dieci categorie, non era tenuto a considerarlo nel campo di applicazione del d. lgs. 49/2014.

Dal 15 agosto, invece, delle sei categorie di AEE le prime tre sono individuate per tipologia di prodotti, ma la 4, la 5 e la 6 fanno riferimento, rispettivamente, ad “apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm)”, ad “apparecchiature di piccole dimensioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm)” ed a “piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm)”.

Come chiarito dalle sopra citate “Indicazioni Operative” del Ministero dell’Ambiente, la conseguenza è che “il prodotto che prima del 15 agosto, pur avendo tutte le caratteristiche rintracciabili nella definizione di AEE, ma non essendo inscrivibile a tutto tondo in nessuna delle dieci categorie di cui all’allegato I, rimaneva fuori dal campo di applicazione del d. lgs. 49/2014, dopo il 15 agosto lo stesso prodotto, con l’avvento dell’allegato III, anche se non dovesse risultare ascrivibile a nessuna delle prime tre categorie “tipologiche”, certamente potrà essere inserito in una delle altre tre categorie, facendo queste riferimento, in modo prescrittivo, soltanto a parametri dimensionali”.

Quali sono i nuovi obiettivi per i RAEE dal 15 agosto 2018

Questi sono i nuovi obiettivi minimi di recupero per i RAEE, in vigore dal 15 agosto 2018 con riferimento alle categorie elencate nell’allegato III:

  1. a) per i RAEE che rientrano nelle categorie 1 o 4 dell’allegato III, recupero dell’85%, e preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dell’80%;
  2. b) per i RAEE che rientrano nella categoria 2 dell’allegato III, recupero dell’80%, e preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio del 70%;
  3. c) per i RAEE che rientrano nell’allegato III, categorie 5 o 6, recupero dell’75%, e preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio del 55%;
  4. d) per i RAEE che rientrano nella categoria 3 dell’allegato III, riciclaggio dell’80%.

Ecco i nuovi interventi edili che non richiedono più permessi dal 22 aprile

luglio 18, 2018

Da quest’anno alcune opere e interventi edili potranno essere eseguiti senza richiedere specifici permessi alle autorità competenti. L’elenco, non esaustivo, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e include le prime 58 opere di questo tipo che potranno essere realizzate quindi senza autorizzazioni specifiche ma sempre «nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia (in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al d.lgs. n. 42/2004)».

 

Si parla in questi casi di interventi di “manutenzione ordinaria” ovvero di tutti quei lavori che riguardano la riparazione o la sostituzione delle rifiniture degli edifici o degli impianti tecnologici esistenti. Tra di questi è importante ricordarne alcuni tra cui:

  • gli interventi dedicati alle pompe di calore di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW, che includono anche gli interventi per l’installazione delle stesse;
  • gli interventi atti ad eliminare le barriere architettoniche;
  • gli interventi pertinenti all’esercizio delle attività agricole e le pratiche agro-salvo-pastorali;
  • l’installazione di alcuni tipi di serre mobili stagionali;
  • l’installazione di pannelli solari fotovoltaici da realizzare al fuori della zona A (vedi decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444).

Altri interventi che non necessiteranno di specifici permessi saranno le opere di pavimentazione di spazi esterni, l’installazione di aree ludiche senza fini di lucro nelle aree pertinenziali degli edifici o l’installazione di manufatti leggeri come roulotte, camper, case mobili in strutture ricettive all’aperto. In quest’ultimo caso ovviamente dovranno essere installate in conformità con il profilo urbanistico e/o paesaggistico dell’area.

 

Per maggiori informazioni, questa la Gazzetta Ufficiale di riferimento: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2018/04/07/81/sg/pdf.

Erp, i nuovi limiti di ossido di azoto: ecco cosa cambia per le caldaie dal 26 settembre 2018

luglio 2, 2018

Dal 26 settembre entrerà in vigore una previsione legislativa inclusa nella direttiva Erp. Abbiamo chiesto all’ing. Giovanni Fontana di Italtherm di spiegarci di cosa si tratta.

Che cosa succederà dopo il 26 settembre?

Dopo il 26 settembre i fabbricanti di apparecchi che utilizzano la combustione come modalità per produrre energia, dovranno immettere sul mercato solo ed esclusivamente apparecchi che garantiscano un livello di emissione di NOx (ovvero di ossidi di azoto) inferiori a una certa soglia. Questa soglia è stata indicata in 56 mg/kWh di NOx misurati in riferimento al Potere Calorifico Superiore per i combustibili gassosi, per cui riferibili alle caldaie e agli scaldaacqua a gas. In questa fase di attuazione, il nuovo obbligo limita gli inquinanti più che stimolare l’efficienza come invece era avvenuto nella prima fase dell’entrata in vigore dell’Erp, nel 26 settembre 2015, in cui le caldaie dovevano invece garantire un rendimento superiore a una soglia minima.

Ha quindi una finalità ambientale: le caldaie sono sempre meno inquinanti, anche per diminuire l’impatto in termini di gas climalteranti e quindi di contrastare i cambiamenti climatici.

Per chi vale il nuovo obbligo in merito ai limiti degli ossidi di azoto?

Si tratta, come già avvenuto per le tranche precedenti di applicazione dell’Erp, dell’immissione sul mercato: l’obbligo riguarda i fabbricanti. I rivenditori e i grossisti che hanno nei propri magazzini apparecchi acquistati prima del 26 settembre 2018 e che quindi potrebbero anche non rispettare la soglia limite, non hanno limiti temporali alla vendita di questi apparecchi. Il limite all’immissione sul mercato di apparecchi rispondenti alle nuove caratteristiche è in capo al fabbricante.

Dal punto di vista pratico, che cosa hanno di diverso i nuovi apparecchi?

Innanzitutto occorre ricordare che le caldaie a condensazione premiscelate sono già tutte a basso NOx, quindi per loro non cambia nulla. Il limite che entrerà in vigore dal 26 settembre andrà quindi a impattare su una categoria di caldaie abbastanza ridotta (caldaie a tiraggio naturale), discorso diverso invece per gli scaldabagni forzati e a tiraggio naturale.

Nel caso, quindi, di caldaie non a condensazione, dovrà cambiare la modalità di combustione. Occorre “raffreddare la fiamma”: sembra un ossimoro, ma in realtà si tratta di avere delle temperature di combustione più basse di quello che avviene in un bruciatore senza particolari accorgimenti. “Raffreddare la fiamma”, anche se l’espressione fa sorridere, significa avere un circuito idraulico, che facendo passare dell’acqua in tubi all’interno delle rampe del bruciatore, riescono a diminuire la temperatura di combustione evitando la formazione degli NOx.

Questo perché in presenza di temperature elevate l’azoto si combina con l’ossigeno creando appunto degli ossidi di azoto: se riesco a ottenere delle combustioni con temperature di fiamma più basse, non viene data la possibilità all’azoto di interagire chimicamente con l’ossigeno e quindi di realizzare gli ossidi di azoto.

Le caldaie Italtherm, sono pronte per soddisfare la nuova normativa Erp?

Noi stiamo già realizzando caldaie “a basso NOx”. A parte gli scaldabagni a gas, sui quali stiamo lavorando ai nuovi modelli che presenteremo entro il 25 settembre, tutti gli altri apparecchi sono già conformi alla nuova normativa.

Cos’è la classe energetica di una pompa di calore

giugno 19, 2018
Efficienza-energetica edilizia

La classe energetica di un elettrodomestico è una valutazione sintetica che permette di valutare i costi di esercizio, aiutando a scegliere, a parità di caratteristiche tecniche, l’apparecchio a più basso consumo energetico. Per i climatizzatori domestici, l’indicazione della classe energetica è obbligatoria dal 2003 per tutti i dispositivi che abbiano una potenza nominale pari o minore a 12 kW, siano essi raffrescatori, riscaldatori o pompe di calore.

La classe energetica è quindi riportata nell’etichetta energetica: è il documento che informa i consumatori su caratteristiche e consumi di energia di ciascun modello di elettrodomestico in vendita.

Esistono due tipi di etichette: uno per le pompe di calore di calore monoblocco e una per le pompe di calore splittate.

Nell’etichetta energetica, vengono indicati la classe energetica, la potenza in kW, il rumore emesso in decibel, il consumo per un’ora di funzionamento, l’efficienza energetica in modalità di solo raffreddamento (EER se monoblocco – oppure SEER se splittate) e la classe energetica nella sola modalità riscaldamento (COP se monoblocco – oppure SCOP se splittate). Dal 1° gennaio 2018, la scala delle classi di efficienza viene definita tra A+++ e D; sono state quindi eliminate le classi oltre la D, che non si trovano più sul mercato.

valori

L’etichetta energetica per le pompe di calore monoblocco

pompeSETTORE 1: nome o marchio del costruttore e nome del modello. Un pittogramma mostra che l’apparecchio funziona solo in modalità riscaldamento (raffrescamento, riscaldamento).

SETTORE 2: per ciascuna modalità di funzionamento:

  • classe di efficienza energetica.
  • potenza nominale
  • valore del COP/EER

SETTORE 3:

‒ il rumore emesso dall’unità all’interno della stanza, in decibel

L’etichetta energetica per le pompe di calore splittate

Le pompe di calore splittate sono quegli apparecchi costituiti da più unità, di cui una posizionata all’esterno dei locali da climatizzare.

pompa_cal_doppia

SETTORE 1: nome o marchio del costruttore e nome del modello. Un pittogramma mostra che l’apparecchio funziona solo in modalità riscaldamento (raffrescamento, riscaldamento).

SETTORE 2: per ciascuna modalità di funzionamento

  • classe di efficienza energetica.
  • potenza nominale in kW
  • valore dell’indice di efficienza energetica stagionale (SEER) in modalità raffreddamento
  • valore del coefficiente di prestazione stagionale (SCOP) in modalità riscaldamento calcolato per le tre principali fasce climatiche esistenti nell’UE: “media”, “più calda” e “più fredda”.
  • consumo in kWh/anno per fascia climatica

SETTORE 3:

  • Cartina stilizzata delle tre fasce climatiche in cui è suddivisa l’Europa.
  • Rumore emesso dall’unità interna e dall’unità esterna, in decibel.

 

Vuoi avere maggiori informazioni sulle caldaie ad alta potenza di Italtherm? Visita questo link e contattaci!

 

 

Come scegliere la potenza di un climatizzatore a pompa di calore Intervista all’Ing. Fontana di Italtherm

giugno 4, 2018

Quando ci si appresta ad acquistare un climatizzatore a pompa di calore, uno degli elementi chiave della scelta è la potenza.

Premesso i calcoli per il fabbisogno di ogni ambiente specifico da climatizzare hanno molte variabili, e che quindi solo un tecnico specializzato può arrivare a verificare con precisione, qua di seguito riportiamo alcune indicazioni di massima sul dimensionamento dell’impianto.

Come funziona un climatizzatore a pompa di calore aria-aria?

Nel caso di pompe di calore aria-aria il climatizzatore a pompa di calore trasferisce energia (calore) dall’esterno all’interno dell’abitazione e viceversa. Il climatizzatore, quando funziona in modalità pompa di calore, riscalda l’ambiente; quando invece viene usato come refrigeratore, raffredda l’ambiente trasferendo energia (calore) all’esterno. Entrambe le funzioni avvengono grazie ad un ciclo termodinamico del gas refrigerante, che viene compresso e poi espanso: durante la compressione si scalda; durante l’espansione si raffredda.

Un climatizzatore a pompa di calore può soddisfare entrambe le funzioni: sia per raffreddare d’estate, assorbendo energia all’interno e trasferendola all’esterno, che per riscaldare l’inverno, con il ciclo inverso. Un climatizzatore “classico” (senza modalità pompa di calore), funziona solo per raffrescare.

Come si calcola la potenza da installare?

La caratteristica principale dei locali che dovrò analizzare per decidere la potenza da installare è la grandezza del locale da riscaldare e/o raffreddare: è chiaro che per un’ampiezza maggiore avrò bisogno di una potenza maggiore. L’ampiezza della stanza è costituita dal suo volume: quindi non solo la metratura ma anche l’altezza.

Molto approssimativamente, per locali con soffitto a circa 3 metri, si può utilizzare la formula seguente:

kW necessari = superficie dell’abitazione/10

oppure, se la potenza fosse espressa in BTU/h,

BTU/h necessari = 340 x superficie dell’abitazione.

Una volta scelta la potenza, a seconda di quante sono le stanze che voglio raffrescare, si può scegliere se fare tutto con un’unica unità interna (mono split) oppure più macchine interne (multi split). Il multi split garantisce un comfort migliore perché distribuisce in modo più uniforme e puntuale sia il riscaldamento che il raffrescamento.

Quali altri fattori sono da considerare al momento dell’acquisto?

Sicuramente la classe energetica: gli apparecchi più avanzati, come quelli di Italtherm, sono in classe energetica A++, permettendo di risparmiare energia rispetto agli apparecchi di classi inferiori. Altri fattori sono la silenziosità (o meno) dell’apparecchio, la presenza di un filtro ad alta densità e la possibilità di attivare funzioni aggiuntive come la modalità “Sleep”, che permette di ridurre l’intensità del raffrescamento o riscaldamento in modo da non disturbare il sonno.

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