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Scegliere un pannello solare termico: il nuovo Slim Solar. L’Ing. Fontana ci spiega come funziona

ottobre 20, 2017
  • Come funzionano i pannelli solari termici a circolazione forzata?

Nei pannelli solari termici a circolazione forzata, abbiamo un fluido termovettore che si scalda grazie ai raggi solari. La circolazione del fluido è imposta da una pompa, azionata con energia elettrica, che forza questa circolazione. Si differenzia quindi dalla circolazione naturale, in cui questa azione della pompa non avviene, presentando quindi una velocità minore nella circolazione del fluido. Perciò i pannelli solari a circolazione forzata possono raggiungere una prestazione migliore con la stessa superficie di pannelli.

Inoltre, l’accumulo è separato dal pannello e può essere collocato in un locale della casa, portando a una minore perdita di energia causata dalla dissipazione del calore.

  • Design e leggerezza: quali sono le innovazioni che troviamo con Slim Solar?

Esteticamente l’aspetto che più si nota è lo spessore: Slim Solar, come dice il nome, è visivamente più sottile. L’impatto estetico è più piacevole, in quanto il pannello non sporge dalle coperture.

E’ un pannello leggero; troviamo anche vantaggi dal punto di vista tecnico, specie riguardo all’installazione. In particolare, i raccordi sono a innesto rapido, rendendo molto semplice il collegamento

  • Quanto è la durata prevista di un pannello solare termico?

Per qual che riguarda Slim Solar, noi forniamo una garanzia di 5 anni, ma l’aspettativa di vita è di almeno 15 anni.

  •  Come avviene la manutenzione del pannello solare?

Per il vetro, la manutenzione consiste in una pulizia regolare della superficie vetrata: questa si rende necessaria in maniera tanto più frequente quanto più il pannello sarà soggetto a polvere, foglie che cadono e/o altri elementi che potrebbero ostruire i raggi solari. Occorre poi controllare lo stato del fluido termovettore.

Infine, per le zone esposte a rischio gelo, è necessaria una protezione quando è previsto che le temperature scendano al di sotto dello zero.

  • Quanto è il risparmio che si può acquisire con questo pannello solare?

In termini assoluti il risparmio acquisito dipende dal consumo della famiglia che lo utilizza. In termini percentuali, in caso di nuova abitazione, si deve garantire che almeno il 50% di energia per il riscaldamento di acqua sanitaria provenga da fonte rinnovabile: significa quindi che almeno la metà di quello che la famiglia spende per tale utilizzo, non lo spende più. In determinate circostanze si può arrivare anche al 60-70% di risparmio, o anche al 100% in estate.

 

  • In che misure sono disponibili i pannelli solari Slim Solar?

Abbiamo a disposizione due misure: da 2 e da 2,5 metri. Questo permette di essere più precisi in fase di dimensionamento dell’impianto solare: tanto più i metri quadri di pannelli solari installati saranno vicini alle reali necessità dell’abitazione, tanto più alta sarà la soddisfazione del cliente, evitando al contempo eventuali problemi legati al sovradimensionamento dell’impianto.

Anche gli scaldabagni a pompa di calore possono accedere all’ecobonus del 65% per gli interventi di efficienza energetica. Per maggiori informazioni, contattaci!

 

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UNI 7129:2015: le norme sugli impianti a gas per uso domestico, alcune risposte dell’ing. Fontana

settembre 27, 2017

Un apposito gruppo di lavoro CIG, Comitato Italiano Gas, ha redatto la norma nazionale sugli impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione – Progettazione, installazione e messa in servizio, della serie UNI 7129, composta di 5 parti:

  • UNI 7129-1: fissa i criteri per la costruzione ed i rifacimenti di impianti interni o parte di essi, asserviti ad apparecchi utilizzatori aventi singola portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.
  • UNI 7129-2: definisce i criteri per l’installazione di apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW e per la realizzazione della ventilazione e/o aerazione dei locali di installazione
  • UNI 7129-3: definisce i requisiti dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW
  • UNI 7129-4: definisce i criteri per la messa in servizio sia degli apparecchi di utilizzazione aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW, sia degli impianti gas di nuova realizzazione o dopo un intervento di modifica o sostituzione di apparecchio.
  • UNI 7129-5: definisce le modalità per la raccolta e lo scarico delle condense prodotte dai generatori di calore a condensazione e a bassa temperatura e quelle che si formano nei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione

Sostituisce la precedente UNI 7129:2008.

Quali sono le principali novità della norma UNI 7129? Perché viene chiamato Testo Unico?

Ce ne sono diverse: possiamo  riassumerle in tre punti principali.

1 – Introduzione di nuovi materiali per la realizzazione di quello che viene definito l’impianto interno, ovvero il complesso delle tubazioni, dei componenti ed accessori dal contatore fino agli apparecchi. Sono ampliate le possibilità di utilizzo di materiali che prima non erano ammessi, come il multistrato metallo plastico e l’acciaio inossidabile corrugato PLT-CSST.

2 Ci sono novità riguardo ai metodi di scarico della combustione, ad esempio relativi a camini con canne fumarie, con nuove soluzioni che prima non erano consentite.

3 Il terzo aspetto importante è che all’interno di questa norma sono rientrati anche gli apparecchi a condensazione, che sono il futuro degli apparecchi a gas, prima trattati con una norma specifica. Oggi invece rientrano in questa norma; in questo senso viene chiamata “testo unico”, proprio perché è un unico documento di riferimento che contiene indicazioni per tutti gli apparecchi a gas aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW che oggi è possibile installare.

Per quanto riguarda l’installatore, come si forma riguardo la nuova normativa

La norma deve essere acquistata dal catalogo UNI e letta per conoscerla in modo preciso. Altrimenti ci sono delle guide UNI semplificative, dei vademecum, ma è come leggere il riassunto di un racconto: ha una sua validità solo se si conosce il racconto stesso. La terza possibilità è seguire dei corsi di formazione, in particolare per sciogliere dei dubbi. Ma la lettura della norma è fondamentale e alla base di tutto.

Per quanto riguarda la persona non esperta che deve fare lavori in casa, come può controllare i lavori? Chi è il responsabile dell’applicazione della normativa?

E’ complicato per il cliente finale capire se l’installatore stia lavorando a regola d’arte e rispettando le normative  vigenti: è come se un paziente dovesse valutare se il  proprio medico lo stesse curando correttamente. Si deve poter fidare dell’installatore, che è il responsabile dell’applicazione della norma e deve rilasciare una dichiarazione di conformità.

Per quanto riguarda gli installatori, quali sono i cambiamenti maggiori a cui fare attenzione?

Occorre prestare una particolare attenzione rispetto alle nuove opportunità, altrimenti si rischia di non essere al passo con i tempi e di perdere delle occasioni; ad esempio utilizzare materiali e metodi diversi che possono risultare più semplici e funzionali:  un caso potrebbero essere i materiali della tubazione che trasporta il gas, oppure la realizzazione di canne fumarie in pressione all’interno di opere murarie. Vengono introdotte delle possibilità che, se conosciute, possono semplificare il lavoro dell’installatore.

Entro fine 2020, gli edifici dovranno essere “a energia quasi zero”: ecco cosa significa

settembre 13, 2017

A partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione utilizzati da Pubbliche Amministrazioni e di proprietà di queste ultime devono essere progettati e realizzati quali edifici a energia quasi zero. Dal 1 gennaio 2021 la predetta disposizione è estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione”: questa definizione è contenuta nel decreto di recepimento della direttiva 2010/31/UE, emanata dal Parlamento Europeo il 19 maggio 2010, che quindi sarà obbligatoria anche in Italia.

Secondo il decreto, entro il 31 dicembre 2014 dovrà essere realizzato un Piano nazionale di attuazione della direttiva, che comprenda, come spiegato da Caseeclima.com:

a) l’applicazione della definizione di edifici a energia quasi zero alle diverse tipologie di edifici e indicatori numerici del consumo di energia primaria, espresso in kWh/m2 anno;

b) le politiche e le misure finanziarie o di altro tipo previste per promuovere gli edifici a energia quasi zero, comprese le informazioni relative alle misure nazionali previste per l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, in attuazione della direttiva 2009/28/CE;

c) individuazione, in casi specifici e sulla base dell’analisi costi-benefici sul ciclo di vita economico;

d) gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015.

La nuova direttiva è finalizzata quindi alla promozione del miglioramento della prestazione energetica degli edifici, ma lasciando agli Stati la facoltà di deciderne le modalità. Questa flessibilità è infatti necessaria per tenere inconsiderazione le condizioni climatiche esistenti e il rapporto costo-efficacia degli interventi.

Nella direttiva sono stabilite anche le linee guida generali di metodologia per il calcolo della prestazione energetica degli edifici, che dovrà tenere in considerazione:

– delle caratteristiche termiche dell’edificio e delle sue divisioni interne (capacità termica, isolamento, riscaldamento passivo, elementi di raffrescamento, ponti termici),

– degli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, tra cui le caldaie e gli impianti solari termici

– degli impianti di condizionamento, ventilazione e di illuminazione,

– della progettazione, posizione e orientamento dell’edificio,

– dei sistemi solari passivi e di protezione solare,

– delle condizioni climatiche interne,

– dei carichi interni.

Perché aspettare al 2020 per risparmiare? Conviene cominciare a intervenire per tagliare i costi economici e ambientali dell’energia da subito! Visita il nostro sito per vedere tutti i prodotti Italtherm, o contattaci.

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Solare Termico e pompe di calore nella Consultazione pubblica sulla Strategia Energetica

luglio 31, 2017

Il 12 giugno scorso è stata avviata la consultazione pubblica sulla Strategia energetica nazionale (SEN): chiunque, entro il 31 agosto, collegandosi on line sul portale del Ministero dello sviluppo economico e su www.minambiente.it, potrà inviare commenti, proposte e segnalazioni che saranno valutate nell’ambito dell’elaborazione del documento finale.

Come noto l’Italia è un paese relativamente povero di materie prime energetiche convenzionali, ma, nel corso degli anni, è cresciuta sensibilmente l’attenzione degli italiani alle fonti rinnovabili, all’efficienza e al risparmio energetico nell’ottica della riduzione della dipendenza energetica dai paesi stranieri e per mitigare gli effetti ambientali e climatici del ciclo energetico. Purtroppo la strada da percorrere per raggiungere – almeno in una parte importante – l’indipendenza energetica grazie alle fonti rinnovabili è ancora lunga.

“Oggi, tuttavia, siamo a un’ulteriore svolta: i progressi tecnologici compiuti sulle fonti rinnovabili, sui mezzi di trasporto, sui sistemi di accumulo, sull’efficienza energetica, sulle tecnologie della comunicazione offrono una rinnovata possibilità di risolvere il conflitto tra prezzi concorrenziali dell’energia e sostegno alla decarbonizzazione”. A ricordarlo sono i ministri Calenda e Galletti non dimenticando che inoltre questa strategia rientra negli obiettivi europei del 2030.

La strategia energetica rappresenta, infatti, un tassello importante per l’attuazione della più ampia Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, contribuendo in particolare all’obiettivo della de-carbonizzazione dell’economia e della lotta ai cambiamenti climatici.

Ecco i passi del documento di consultazione più significativi su solare termico e caldaie a condensazione

SOLARE TERMICO

Di solare termico si parla nel capitolo dedicato a Rinnovabili per uso riscaldamento e raffrescamento.

In merito all’incentivazione, il documento registra che “nel 2014, la spesa per gli interventi di solare termico, pompe di calore (comprese quelle geotermiche per riscaldamento acqua) e caldaie a biomassa, per i quali si è usufruito delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, è stata di circa 310 Milioni di Euro; nel 2015 la spesa per interventi della stessa natura per i quali è stata fatta richiesta di accesso al primo Conto Termico è stata di circa 25 Milioni di Euro. Lo scarso utilizzo del primo Conto Termico è da imputare ad alcuni fattori qui di seguito menzionati, che hanno evidenziato la necessità di semplificazione di tale strumento:

– significativo effetto di parziale sovrapposizione con le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, che risultano essere più vantaggiose per interventi sopra i 5.000 Euro e con modalità di accesso più conosciute e collaudate

– insufficiente conoscenza dello strumento, che ha portato i consumatori ad utilizzare le più note detrazioni fiscali. 

Sulla base di tali risultati e considerazioni, a inizio 2016 è stato introdotto il nuovo Conto Termico, regime che, come il precedente, è volto al sostegno di interventi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per incrementi dell’efficienza energetica, ed agisce ora in maniera più complementare con le detrazioni fiscali. Oltre all’introduzione di nuovi interventi per l’efficienza energetica, è stato ampliato il perimetro dei soggetti ammessi e aumentata la dimensione di impianti ammissibili. Inoltre è stata semplificata la procedura di accesso diretto e, in termini economici, è stato diminuito il tempo di erogazione degli incentivi (da 6 a 2 mesi) ed aumentato il limite per l’erogazione con unica rata (da 600 Euro a 5.000 Euro). I primi risultati denotano un maggior successo rispetto al primo Conto Termico, con numero medio mensile di richieste di incentivo triplicato”.

POMPE DI CALORE

Da sottolineare un interessante passaggio sulle pompe di calore elettriche e a gas che “dato il loro alto rendimento, avranno un ruolo centrale nel raggiungimento del target”.

Il documento specifica poi che le pompe di calore “considerato il loro alto rendimento, avranno un crescente peso nel mix termico rinnovabile, ulteriormente supportato dal progresso tecnologico del settore, nel quale potranno confrontarsi le diverse prestazioni e caratteristiche di pompe elettriche e a gas (le prime più complesse da integrare negli impianti, ma con la prestazione aggiuntiva del raffreddamento; le seconde con caratteristiche inverse).

Lo sviluppo delle pompe di calore contribuirà al raggiungimento degli standard definiti nella Direttiva 2010/31/UE, dando ulteriore impulso all’edilizia a zero emissioni”.

Per saperne di più su sistemi di solare termico o sistemi di climatizzazione e scaldabagno integrati a pompe di calore, consultate il portale di Italtherm

Case ed uffici responsabili del 29% di emissioni di CO2 in Europa. Ecco come ridurle subito

giugno 27, 2017

L’efficienza energetica degli edifici è uno degli obiettivi prioritari delle istituzioni dell’Unione Europea. Nonostante, però, l’abbondante produzione di direttive e regolamenti, ad oggi, al settore dell’edilizia sono ascrivibili il 40% dei consumi energetici dell’Unione europea e il 36% delle emissioni di CO2. Ad abitazioni e uffici, nello specifico, è imputabile ben il 29% delle emissioni di gas serra prodotti all’interno dell’UE. Fin qui, direte, una notizia negativa. Anche in questo caso, però, possiamo vedere anche la metà piena del bicchiere: investendo, in termini di efficienza, sull’edilizia residenziale e sugli edifici dedicati al settore terziario (commerciali o pubblici che siano) è possibile tagliare, in maniera ecoefficiente e importante, la CO2 prodotta in Europa.

L’efficienza energetica incide sul benessere delle persone in casa e in ufficio e, infatti, come l’Arpat sottolinea, “sicurezza, rumori, umidità, temperatura, muffe sono tra i problemi principali” di molti edifici, tanto che si stima come il 15% della popolazione viva in condizioni abitative inadeguate.

Gli esperti di Legambiente rimarcano che è arrivato il momento di “avviare concretamente la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato per renderlo davvero sicuro (dal rischio sismico e idrogeologico) e ad energia “quasi zero”, con l’obiettivo di riqualificare in 30 anni tutti gli edifici pubblici e privati, ovvero il 3% all’anno. Per fare questo si stimano oltre 400 mila interventi all’anno tra ristrutturazioni radicali e ricostruzioni”.

In tal senso spingono anche gli obblighi normativi nazionali: come previsto dalla legge n. 63/2013 (che recepisce la direttiva UE 31/2010) è obbligatorio, dal 2021, per tutti gli edifici, garantire almeno il 50% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili.

Un obiettivo prioritario è quello quindi di riscaldarsi senza inquinare. Come?

  • Facendo rispettare l’obbligo di installare i contabilizzatori di calore all’interno dei condomini;
  • Attuando in maniera concreta e sistematica i controlli sulle caldaie (come previsto dalla legge);
  • Rispettando e facendo rispettare i limiti di temperatura previsti (20 gradi d’inverno e 26-28 d’estate) e l’obbligo ai negozi di tenere chiuse le porte con la climatizzazione accesa. Tutto l’anno.
  • Cambiando la vecchia caldaia con un esemplare a condensazione ecoefficiente o scegliendo climatizzatori amici del portafogli e del clima. Per maggiori dettagli sull’impianto giusto per la vostra casa o ufficio, contattate Italtherm.

Come scegliere la caldaia per un condominio? Intervista all’Ing. Fontana

giugno 20, 2017
  • Quali sono gli elementi per scegliere una caldaia per un condominio?

Innanzitutto è bene chiarire che è necessario l’intervento di un progettista.

Prima di tutto infatti occorre capire qual è la reale necessità del condominio, ovvero qual è la potenza necessaria per riscaldare e produrre acqua calda sanitaria per tutto l’immobile. La stima del fabbisogno energetico non è la semplice moltiplicazione del consumo di un appartamento per il numero totale degli appartamenti; il calcolo reale è più complicato. Occorre inoltre definire e installare altri dispositivi, quali le pompe di rilancio, sistemi per contabilizzare i consumi di energia di ogni appartamento, etc.

Una volta stabilita la potenza massima, occorre inoltre verificare anche la potenza minima. In generale più un apparecchio è in grado di garantire un’ampia escursione (modulazione) tra potenza minima e potenza massima, più è adattabile alle necessità. Ad esempio, l’apparecchio potrebbe dover funzionare alla potenza massima perché tutti gli appartamenti sono occupati e qualche giorno dopo alla minima potenza per l’assenza di numerosi condòmini (in luoghi turistici per la presenza di molte seconde case o in condomìni non ancora completamente abitati). L’apparecchio deve essere quindi in grado di garantire ottimi rendimenti in qualsiasi condizione di funzionamento si venga a trovare, per cui la versatilità è importante.

ERP2015readyDopo l’entrata in vigore della Direttiva ErP e dei regolamenti attuativi, tutte le caldaie immesse sul mercato sono a condensazione, quindi ad alta efficienza. In realtà, anche se non ci fosse stata questa direttiva, per i sistemi condominiali è sicuramente più conveniente una caldaia a condensazione rispetto ad una tradizionale, in quanto permette, se ben inserita in impianti ottimizzati, un risparmio intorno al 30%.

  • Scegliere la configurazione di un impianto ad alta potenza: configurazione singola o a cascata?

Nel nostro catalogo abbiamo la possibilità di scegliere tra configurazione singola, cioè con una sola caldaia, o a cascata, ovvero con più caldaie, da 2 a 4. La scelta dipende dalle necessità. Nel caso della configurazione a cascata, l’impianto è modulare e permette una più ampia differenza tra potenza minima e potenza massima. Con un unico apparecchio si può andare infatti dal minimo al massimo di quell’unico apparecchio, mentre installando ad esempio tre apparecchi in cascata, l’intervallo di modulazione diventa decisamente più ampio, dal minimo di un solo apparecchio funzionante alla potenza minima ad un massimo di tutti gli apparecchi accesi alla potenza massima. Consideriamo, ad esempio, un caso in cui si necessiti di 100 kW di potenza. Qualora si soddisfi la richiesta con un’unica caldaia, pur avendo questa un campo di modulazione elevato, esempio 1 a 10, si possono garantire potenze variabili tra 10 e 100 kW. Se la sostituissi con 3 caldaie da 33 kW l’una, ed ognuna dotata del medesimo campo di modulazione visto sopra, potrei garantire una potenza minima di 3,3 kW, con un’escursione tra 3,3 e 100 kW. E’ perciò evidente che quando l’occupazione dell’immobile è difficile da prevedere, un sistema in cascata è più versatile. Non da ultimo un sistema in cascata ha il vantaggio aggiuntivo di non rimanere mai al freddo; anche statisticamente è difficile che si guastino tutte le caldaie contemporaneamente!

  • Come funzionano le detrazioni fiscali per i condòmini?

C’è la possibilità di accedere alle detrazioni secondo due modalità: quella associata alla ristrutturazione edilizia, quindi vincolata a realizzare questo tipo di intervento e che ammonta al 50%, oppure le detrazioni per la realizzazione di interventi che consentano un risparmio energetico, che garantisce una aliquota del 65%. Entrambe consentono di detrarre una percentuale della spesa complessiva nei 10 anni successivi. Nel caso si voglia accedere alla detrazione per risparmio energetico è necessario inoltrare la domanda ad ENEA tramite il sito web. Per la detrazione del 65% è inoltre necessaria una contestuale messa a punto dell’impianto, per permettere alla caldaia di garantire l’efficienza, cioè per garantire che condensi veramente; un esempio di questa messa a punto è l’installazione di valvole termostatiche sui radiatori. Diversamente, per accedere al 50% di detrazione legata alla ristrutturazione edilizia, queste valutazioni energetiche, fatte da un tecnico, non vengono richieste.

Le Time Power sono caldaie a condensazione di alta potenza con rendimento elevato. In particolare è da sottolineare che le caldaie Time Power possono vantare un campo di modulazione molto elevato: 1:10 per tutte le varie potenze. Il campo di modulazione elevato permette, come già detto, un vantaggio nel caso in cui vari notevolmente la necessità di potenza nei diversi utilizzi. Se prendiamo ad esempio una configurazione in cascata, con 4 caldaie da 115 kW, significa che potrò passare da una potenza minima di 11,4 kW fino ad una potenza massima di 454 kW.

Inoltre, è certificata “Range Rated”,  la portata termica massima della caldaia si può ridurre rispetto al dato di targa, adeguandosi all’effettivo fabbisogno termico dell’impianto. Questa possibilità è utile quando non sia necessaria la potenza massima: significa che, ad esempio, se acquisto una caldaia di potenza 50kW ma ne vengono utilizzati al massimo solo 40, la potenza massima può essere ufficialmente ridotta rispetto al dato di targa originario. Questa è una prerogativa solo delle caldaie certificate “Range Rated”.

Infine, abbiamo integrato all’interno della caldaia molti dispositivi, come il circolatore o il trasduttore di pressione che permette di visualizzare sul display la reale pressione dell’impianto, accessori che altri nostri concorrenti hanno esterni all’apparecchio. Quando si acquista una caldaia Italtherm non si deve aggiungere altro (oltre ai dispositivi obbligatori previsti da INAIL e quanto necessario all’impianto). Altri concorrenti  aggiungono esternamente una serie di dispositivi obbligatori che vanno a aumentare non solo il costo complessivo di realizzazione, ma anche l’ingombro e la complessità dell’impianto.

Per maggiori informazioni sulle caldaie Time Power, ecco il link!

 

Autorizzazione paesaggistica: entrato in vigore il regolamento di semplificazione

giugno 11, 2017

Il 6 aprile 2017 è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 “Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.68 del 22 marzo.

Il provvedimento era atteso da tempo in particolar modo per gli interventi di lieve entità e per le semplificazioni procedimentali e per l’individuazione delle tipologie di interventi per i quali non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica e quelle che possono essere regolate attraverso accordi di collaborazione tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Regioni e gli enti locali.

Ecco gli aspetti principali e ciò che riguarda direttamente il solare termico.

Rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica non modificata

In merito alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica, quindi già autorizzata che non abbia subìto modifiche, è possibile presentare autocertificazione dell’assenza di variazioni senza produrre la relazione e il progetto del tecnico abilitato, che possono rappresentare un aggravio ingiustificato.

Interventi e opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica

Il decreto elenca poi gli interventi ed opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica. Tra questi nell’allegato A al punto 6 prevede installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici non soggette ad alcun titolo abilitativo edilizio, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), purché effettuate su prospetti secondari, o in spazi pertinenziali interni, o in posizioni comunque non visibili dallo spazio pubblico, o purché si tratti di impianti integrati nella configurazione esterna degli edifici, ed a condizione che tali installazioni non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;

L’allegato, al punto 6, prende in considerazione poi l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, laddove posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché’ integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici, ai sensi dell’art. 7-bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, non ricadenti fra quelli di cui all’art. 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Sono invece soggetti al procedimento autorizzatorio semplificato gli interventi e le opere individuati come di lieve entità nei 42 punti dell’allegato B. Tra questi vi ritroviamo al punto 7 installazione di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), su prospetti prospicienti la pubblica via o in posizioni comunque visibili dallo spazio pubblico, o laddove si tratti di impianti non integrati nella configurazione esterna degli edifici oppure qualora tali installazioni riguardino beni vincolati ai sensi del Codice, articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici.

Il decreto prevede poi la richiesta semplificata (punto B.8) per l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici ricadenti fra quelli di cui all’articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici su coperture piane in posizioni visibili dagli spazi pubblici esterni.

Per completezza di informazioni, e per i meno addetti ai lavori, vi citiamo l’articolo 136 del d.lgs. 42/2004 più volte richiamato:

Art. 136. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico

  1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:

(comma così modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 63 del 2008)

  1. a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
  2. b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
  3. c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
  4. d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Per maggiori dettagli sull’installazione di pannelli solari termici e caldaie Italtherm e per sapere tutto quello che serve in termini di autorizzazioni ma anche di incentivi fiscali ed Ecobonus, potete contattare l’agente Italtherm più vicino a voi.

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