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Scegliere uno scaldabagno a pompa di calore? L’Ing. Fontana* ci spiega come funziona

febbraio 28, 2017
  • Come funziona uno scaldabagno a pompa di calore?

In uno scaldabagno a pompa di calore viene sottratta energia dall’aria esterna e trasferita all’acqua calda sanitaria che è accumulata all’interno dello scaldabagno stesso. Questo avviene tramite un ciclo che abbiamo imparato a conoscere prima di tutto come ciclo refrigerante: è utilizzato per raffrescare, come nei frigoriferi o i congelatori. Invertendo questo ciclo si riesce a ottenere calore, che è quello che usiamo per scaldare l’acqua.

All’interno dello scaldabagno troviamo i componenti necessari a realizzare il ciclo, cioè un compressore, un condensatore, una valvola di espansione e un ventilatore. Il calore viene assorbito dall’aria esterna e trasferito, tramite una serpentina, all’acqua del serbatoio.

  • Quanto si può risparmiare con uno scaldabagno a pompa di calore?

Il risparmio energetico esiste perché l’energia che il cliente consuma è l’energia elettrica che serve per far funzionare compressore e ventilatore che sono all’interno del motore dell’apparecchio, ma l’energia che viene ceduta all’acqua è anche quella che viene assorbita dall’ambiente esterno; questa energia è decisamente maggiore di quella che ci è servita per far funzionare compressore e ventilatore. Il rapporto tra queste energie è definito COP, “Coefficiente di Performance”. Più questo valore è elevato, più il rapporto è favorevole: ad esempio un COP 4 significa che ottengo 1.000 watt consumandone 250.

Questo COP è influenzato dalle condizioni esterne: più l’aria esterna è calda e più riesco a trasferire calore. Più è fredda e meno calore riesco a trasferire, ovviamente a parità di energia elettrica consumata per alimentare compressore e ventilatore. Quindi è chiaro che d’estate il rendimento, il COP della macchina, è migliore rispetto all’inverno. Varia anche all’interno della stessa giornata: nelle ore più calde è migliore che in quelle più fredde. Per questo motivo è stata fatta un’etichetta energetica dove non è indicato il COP, che è un valore istantaneo, bensì il consumo medio annuo, che è legato al valore di performance complessiva : è quindi la media di consumo che in un anno ci si può ragionevolmente attendere dallo scaldabagno. Attenzione, è un’indicazione che permette di confrontare apparecchi diversi tra loro, non il consumo reale che potrò ritrovare in fattura, che dipenderà, come indicato sopra, da diversi fattori difficilmente quantificabili. Come tutte le etichette energetiche indica la media e quindi fornisce un’indicazione della bontà della macchina che si è acquistata. La performance reale dipenderà dalle condizioni effettive in cui si trova ad operare: in un luogo di mare, per esempio, dove la temperatura è mediamente più alta, il risultato in termini di performance e a parità di consumo d’acqua calda, è migliore.

  • Quali sono valori di performance considerati buoni?

Un apparecchio in classe A è oggi il top. Come termine di paragone considerate che per accedere agli incentivi previsti dal conto energia termico occorre garantire un COP non inferiore a 2,6: significa che tramite l’apparecchio si riesce a ottenere più di quanto abbiamo speso per farlo funzionare: per l’esattezza, 2,6 volte di più. Questo è il vantaggio in bolletta, e anche ambientale, perché ho sfruttato una fonte rinnovabile, ovvero il calore dell’aria esterna. Con questo COP (2,6) si hanno mediamente apparecchi in classe energetica A.

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  • Come scegliere le dimensioni dello scaldabagno?

L’accumulo deve essere importante perché i tempi di ripristino dell’accumulo sono mediamente abbastanza lunghi, nell’ordine delle 4 ore o più: dipenderà dalla potenza dello scaldabagno e dalle sue dimensioni. E’ importante che uno scaldabagno in pompa di calore possa accumulare sufficiente calore e acqua, a seconda di quante persone utilizzano l’acqua calda. E’ fondamentale scegliere con attenzione il profilo di carico (anche conosciuto come “taglia”), definito tra 3XS e 4XL (normalmente comunque  non si eccede mai la XXL). In applicazioni domestiche, come indicazione diciamo che per 2 persone ci si dovrebbe orientare attorno ad un profilo di carico M, ad ogni persona in più si aumenta di una taglia. Attenzione, la classe energetica non è funzione del solo valore di efficienza, ma anche rispetto al profilo di carico.

  • Quali sono le caratteristiche principali dello scaldabagno AQUASMART?

Ha prestazioni decisamente più elevate rispetto allo scaldabagno elettrico tradizionale, quello con una con una resistenza elettrica che scalda l’acqua, tanto per intenderci; perché, come si è detto, sfrutta il calore dell’aria. E’ in classe energetica A, con COP di valore 2,7. Per un paragone, basti pensare che mediamente gli scaldabagni elettrici “tradizionali” sono in classe C, alcuni riescono a salire in classe B, ma con accumuli attorno ai 100 litri e profili di carico M. Ha un termostato programmabile: posso scegliere, in base alle ore del giorno, la temperatura a cui deve essere mantenuta l’acqua nell’accumulo: è l’equivalente di un termostato ambiente per l’abitazione. Le caratteristiche sono indicate a questo link.

Vorrei portare l’attenzione anche su un ulteriore aspetto che trovo interessante: la possibilità, per chi ha un impianto fotovoltaico con regime di scambio sul posto, quindi che autoconsuma l’energia prodotta e vende alla rete eventuali eccedenze, di sfruttare in modo ancor più intelligente lo scaldabagno. Questo scaldabagno ha infatti un ingresso digitale, che, una volta abilitato, in caso di sovrapproduzione dell’energia elettrica da parte dell’impianto fotovoltaico, anziché immetterla in rete, può far partire lo scaldabagno, anche se questo è già arrivato alla temperatura programmata. In questo modo utilizzo l’energia in eccesso per sovra riscaldare l’acqua calda nell’accumulo, ovviamente all’interno di un range di sicurezza. Visto che è più conveniente consumarsi l’energia elettrica anziché venderla, in quanto il costo di acquisto è maggiore del prezzo di vendita, questo sistema permette di ottenere un ulteriore risparmio: consente di “accumulare” l’energia elettrica in eccesso sotto forma di calore.

*Ing. Giovanni Fontana, responsabile Consulenza Tecnica di Italtherm.

 

 

 

Energia solare e comuni italiani. A che punto siamo? I dati dell’Ecosistema Urbano.

gennaio 31, 2017

Come da tradizione, ad anno nuovo si stilano i bilanci sui risultati ottenuti e, in ambito di ecosostenibilità, chi fa i conti in tasca al Belpaese èEcosistema Urbano 2016” rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione che, tra i diversi indicatori di ecosistema, analizza e da i numeri sulle rinnovabili in città.

I parametri dell’Ecosistema Urbano

Diversi fra loro sono gli indicatori selezionati per confrontare i risultati raggiunti dai capoluoghi di provincia italiani: i primi tre riguardano la qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), altri tre la gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due i rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due il trasporto pubblico (offerta proposta e percentuale di utenti rispetto alla popolazione), cinque la mobilità (tasso di motorizzazione auto, modal share auto moto, percentuali di piste ciclabili e isole pedonali), uno l’incidentalità stradale, due le energie rinnovabili (consumi e produzione).

Impianti solari in città. A che punto siamo negli edifici pubblici?

 

L’indicatore sulla diffusione delle energie rinnovabili si focalizza sulla presenza di impianti solari termici e fotovoltaici su edifici pubblici e, nello specifico, viene valutata la potenza complessiva degli impianti solari (termici e fotovoltaici) installati su realizzati su stabili di proprietà comunale ogni 1.000 abitanti residenti.  Pur registrando un lieve miglioramento del dato medio – che da 6,28 kW/1.000 abitanti passa a 6,40 kW/1.000 abitanti- rimane di fatto invariato sia il numero di capoluoghi (16) che possono vantare 10 o più kiloWatt prodotti da impianti termici e fotovoltaici installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, sia il numero delle città dove in cui non si raggiunge 1 kW/1.000 abitanti (26). Nella classifica dei capoluoghi-eccellenze in questo ambito, come lo scorso anno, primeggia, con un distacco abissale sulle inseguitrici, la città di Salerno che può vantare ben 188 kW installati ogni 1.000 abitanti. Seguono, con un evidente margine sulla seconda, Padova e Pesaro con circa 30 kW/1.000 ab.

Energia solare e impianti domestici. I dati del rapporto

In merito ai fabbisogni energetici domestica coperti da fonti rinnovabili sono 23 i comuni che hanno una copertura del 100%. Va peraltro segnalato che in ben 42 città la percentuale di copertura del fabbisogno domestico derivante da fonti energetiche rinnovabili non arriva ad un terzo del totale e addirittura in dieci casi poi non arriva nemmeno al 10%.

Rileva il rapporto che se – come si evince dai dati di Comuni Rinnovabili 2015 – sia significativo (per quanto sempre migliorabile) il numero dei comuni in cui la copertura dei fabbisogni elettrici è addirittura superata dalle fonti rinnovabili, la parte termica, sia “troppo spesso e a torto ignorata” nonostante essa rappresenti “larga parte della domanda [e dei costi in bolletta] per le famiglie”. Quindi tanto si può e si dovrebbe fare per incentivare il solare termico in tutta la penisola quale forma conveniente di energia pulita.

I migliori e i peggiori del Ecosistema Urbano 2016.

Anche per il 2016 si registra un evidente separazione tra Nord e Sud: le migliori performance sono state registrate nel Centro-Nord e, nell’ordine, a Macerata, Verbania, Mantova, Trento, Bolzano, mentre, in fondo alla classifica, stazionano centri dell’Italia meridionale come Vibo Valentia (104), Frosinone (103), Palermo (102), Caserta (101) e Siracusa (100).

Il quadro che emerge dal report è quello di un paese diviso in due. Come ha spiegato, nel corso della presentazione del report, Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente, “questo rapporto racconta un Paese a due velocità: quella delle amministrazioni e quella dei cittadini con le associazioni, i comitati di quartiere, le cooperative solidali. E mentre le prime si confermano lente, rigide e quasi impermeabili ai cambiamenti, le seconde spiccano per vivacità e spirito d’iniziativa con tantissime buone pratiche che pur coinvolgendo concretamente un condominio, una strada o un quartiere, esprimono un’idea di città e di futuro ben più ampia, in grado di coniugare giustizia sociale e vivibilità, cultura e socialità, economia e ambiente.”

Potrete trovare tutti i dati del dossier “Ecosistema Urbano, XXIII edizione” online.

Per conoscere il migliore impianto di solare termico adatto alle vostre esigenze, i benefici in termini ambientali e gli eco incentivi 2017 potrete contattare Italtherm.

 

Efficienza energetica e rinnovabili nelle scuole italiane. C’è ancora molto da fare

gennaio 17, 2017

Ogni giorno milioni di bambini, ragazzi ed insegnanti passano almeno 5 ore nelle scuole italiane: renderle energeticamente efficienti anche grazie all’utilizzo di sistemi di produzione di energia rinnovabile vorrebbe dire investire in termini di risparmio nei consumi per le pubbliche amministrazioni ottenendo, nel contempo, minori emissioni di gas nocivi.

Con questo scopo nel 2014 è stata istituita una Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio con lo stanziamento di risorse ad hoc e, ogni anno, il Ministero dell’ambiente assegna dei fondi specifici per finanziamenti agevolati alle scuole per lavori di efficienza energetica (350 milioni nel 2015, 250 milioni nel 2016).

Eppure, come emerge dal XVII Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente che ha analizzato un campione di 6000 scuole elementari e primarie in tutta Italia, la strada è ancora lunga.

L’efficienza energetica nelle scuole italiane

Il primo problema riguarda il fatto che ben il 90,4% degli edifici scolastici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della legge in materia di efficienza energetica (1991). Se a ciò si aggiunge che solo il 13% dei plessi scolastici è antisismico ci si rende conto di quanto sia fondamentale un energico piano di riqualificazione degli edifici in termini di sicurezza sismica ed efficienza energetica. Negli ultimi anni per l’avvio di 27.721 interventi sono stati stanziati 7,4 miliardi e solo 1960 hanno riguardato l’efficientamento energetico, 423 l’installazione di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili grazie ai fondi POI e 1216 interventi di adeguamento antisismico e di opere di efficientamento realizzati attraverso i Mutui bei. Interventi importanti, ma numericamente ancora insufficienti se si considera che il costo della bolletta energetica annua delle scuole italiane si aggira intorno a 1,3 miliardi di euro.

I principali problemi riscontrati da Legambiente sono:

  • il fatto che i bandi rimangano inaccessibili per molti comuni;
  • le urgenze che tendono a deviare le priorità rispetto ad interventi antisismici e di efficientamento energetico;

Le scuole costruite secondo i criteri della bioedilizia non arrivano all’1% rispetto al campione d’indagine.

Le rinnovabili nelle scuole

Le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono il 16,6% del totale: gli impianti maggiormente utilizzati sono i pannelli fotovoltaici (80,4%) e i solari termici (23,4%). Il primato in questo ambito spetta alle regioni del Sud Italia: la Puglia è la regione che utilizza più rinnovabili nelle scuole (66,7%), seguita da Veneto (34,2%), Abruzzo (31,4%), Trentino (30,4%) e Emilia Romagna (30%). Maglia nera per Molise e Val d’Aosta: secondo la ricerca di Legambiente in nessuna scuola di Aosta e Campobasso si utilizzano le fonti rinnovabili.

Altri dati ambientali

Dati positivi arrivano dalla raccolta differenziata: nelle scuole si differenziano soprattutto carta (82,8%), plastica (78,5%), vetro (70,5%) e alluminio (60,6%). In aumento anche la raccolta delle pile che passa dal 55% del 2014 al 58,3% del 2015 e del toner che tocca il 62,5%.

Graduatoria finale – Quest’anno a conquistare il podio della classifica è Piacenza, che spodesta Trento (3°) e primeggia su Parma (2°) grazie a dati di eccellenza legati alla sicurezza, alla riqualificazione degli edifici ma anche alle buone pratiche relative alla mobilità.

Rispetto alle grandi città è sempre il nord a confermarsi in testa alla graduatoria di Ecosistema Scuola con Torino (16º), Firenze (19º) e Milano (32º), mentre quelle del Sud si intravedono solo a partire dalla 39º posizione con Napoli, Venezia (52º) e Bari (60º) posizionate oltre la linea di mezzo.

Per aumentare l’efficienza energetica a casa, in ufficio, azienda o in una scuola, e risparmiare sui consumi, consulta le novità di Italtherm dalle innovative caldaie agli impianti solari termici, disponiamo delle soluzioni ideali per ogni singola esigenza.

Ecobonus 2017: ecco gli interventi di efficienza energetica detraibili e le novità per i condomini

dicembre 21, 2016

Con la Legge di Stabilità 2017 (legge n. 225/2016), anche per il prossimo anno sono prorogate le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica: sia la Camera che il Senato hanno confermato la proroga dell’incentivo soprannominato “Ecobonus”, a sostegno della realizzazione di opere di efficientamento energetico, che viene così rinnovato nella misura del 65% fino al 31 dicembre 2016. Ecco che cosa prevede la nuova legge in merito alle detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia, riqualificazione antisismica ed energetica.

Condomini

  • Per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione energetica relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari del singolo condominio, la misura della detrazione al 65% è prorogata di cinque anni, fino al 31 dicembre 2021.
  • Se l’intervento sulla parte comune degli edifici condominiali interessano l’involucro dell’edificio, l’eccobonus sale al 70%; nel caso di interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale e estiva e che conseguano determinati standard la detrazione è del 75%.
  • Le detrazioni sono calcolate su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio.

Ristrutturazione edilizia e interventi antisismici

  • È disposta la proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2017, della misura della detrazione al 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia.
  • Con riferimento agli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche a decorrere dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021 viene prevista una detrazione del 50%, ripartita in cinque quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi. Tale detrazione di applica agli edifici localizzati nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e in cui possono verificarsi forti terremoti ma rari (zone 3). Quando dalla realizzazione degli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una classe di rischio inferiore, la detrazione di imposta spetta nella misura del 70%; se il passaggio arriva a due classi di rischio inferiori, la detrazione spetta nella misura dell’80%.
  • Qualora gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche siano realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali, le detrazioni di imposta spettano, rispettivamente, nella misura del 75% (passaggio di una classe di rischio inferiore) e dell’85% (passaggio di due classi). Le detrazioni si applicano su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio. Detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica.

Tipologie di interventi

Le agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici sono state introdotte per la prima volta con la legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, commi da 344 a 349). L’agevolazione consiste nel riconoscimento di detrazioni d’imposta (originariamente del 55%, adesso del 65% fino al 31 dicembre 2017) delle spese sostenute. Si tratta quindi di riduzioni dall’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’Ires (Imposta sul reddito delle società) concesse per interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti e che riguardano, in particolare, le spese sostenute per:

– la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento: detrazione massima 100.000 euro;

– il miglioramento termico dell’edificio (finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti): detrazione massima 60.000 euro;

– l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda: detrazione massima 60.000 euro;

– la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione: detrazione massima 30.000 euro.

– sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria: limite massimo di 30.000 euro (articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011);

– riqualificazione energetica relativi a parti comuni di edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari del singolo condominio (articolo 1, comma 47 della legge n. 190 del 2014);

– acquisto e posa in opera delle schermature solari, nel limite massimo di detrazione di 60.000 euro (articolo 1, comma 47 della legge n. 190 del 2014);

– acquisto e posa in opera degli impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, nel limite massimo di detrazione di 30.000 euro (articolo 1, comma 47 della legge n. 190 del 2014);

– acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative che garantiscano un funzionamento efficiente degli impianti, nonché dotati di specifiche caratteristiche (articolo 1, comma 88, della legge n. 208 del 2015);

– interventi realizzati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 dagli Istituti autonomi per le case popolari su immobili di loro proprietà adibiti ad edilizia residenziale pubblica (articolo 1, comma 87, della legge n. 208 del 2015).

La detrazione viene ripartita in dieci rate annuali di pari importo.

A questo link la Scheda di Lettura della Legge di Stabilità 2017.

Anche per il 2017 quindi l’Ecobonus, con la detrazione fiscale del 65%, è lo strumento previsto per venire incontro alle esigenze di efficienza energetica delle famiglie: noi di Italtherm vi consigliamo di sommare a questo vantaggio anche all’ulteriore risparmio energetico fornito dalle nostre caldaie a condensazione, scaldabagni a pompe di calore e impianti solari termici! Per maggiori informazioni, visitate il nostro sito web www.italtherm.it e contattateci!

Scaldabagni a pompa di calore: ecco come funzionano

dicembre 15, 2016

Risparmiare sui consumi energetici è un obiettivo di molte famiglie: conviene sia al portafoglio che all’ambiente. Le nuove tecnologie ci vengono incontro, con soluzioni innovative che ci permettono di utilizzare meno energia a parità di risultato. Tra questi una soluzione meno conosciuta ma molto conveniente è lo scaldacqua a pompa di calore.

Come funziona uno scaldabagno a pompa di calore

Lo scaldabagno a pompa di calore è un impianto per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria con costi più contenuti rispetto ai boiler tradizionali elettrici: il risparmio può arrivare al 70/75%. Questo perché per scaldare l’acqua utilizza il calore prelevato dall’aria, grazie a un fluido refrigerante contenuto in un circuito chiuso, che, a seconda delle temperature e della pressione, assume lo stato di vapore o di liquido, scambiando calore con una resistenza. Il principio è il contrario di un frigorifero, che invece estrae il calore dall’interno e lo disperde verso l’esterno.

Gli scaldabagni AQUASMART

La gamma di scaldabagni AQUASMART sfrutta la tecnologia della pompa di calore per riscaldare l’acqua all’interno dell’accumulo mediante l’aria aspirata dall’esterno.

Ciò significa che il 75% dell’energia utilizzata dall’apparecchio è GRATUITA perché è fornita dal calore dell’aria aspirata e solo il restante 25% proviene da energia elettrica.

Gli scaldabagni AQUASMART sono l’ideale sia in caso di sostituzione di vecchi scaldabagni elettrici, sia in nuovi edifici, in quanto rispondono ai requisiti previsti dalla normativa in materia di installazione d’impianti ad energia rinnovabile.

Ecco le principali caratteristiche:

  • Massima efficienza: C.O.P >4 (ISO) (dati secondo la norma ISO 255-3)
  • Funzionamento con temperatura dell’aria esterna fino a –7°C (mod. FROST)
  • Elevata silenziosità
  • Possibilità d’espulsione dell’aria sia verticale che orizzontale (mod. Aquasmart 300 – 300 FROST)
  • Possibilità di funzionamento in fasce orarie
  • Resistenza elettrica integrativa da 1,2 kW (mod. 100) o 1,5 Kw (mod. 200 e 300)
  • 100% Made in italy
  • 3 Modalità di funzionamento: auto-eco-boost
  • Funzione anti-legionella
  • Gas ecologico R134a
  • Ingresso digitale fotovoltaico

Anche gli scaldabagni a pompa di calore possono accedere all’ecobonus del 65% per interventi di efficienza energetica. Per maggiori informazioni, contattaci!

 

Incentivi e detrazioni fiscali dell’ecobonus. Ecco quando sono compatibili

ottobre 18, 2016

Per il 2016 la Regione Lombardia ha messo previsto degli incentivi per i sistemi di accumulo da abbinare al fotovoltaico. Questa misura ha fatto sorgere una domanda sulla cumulabilità delle agevolazioni.

L’acquisto delle batterie infatti, se abbinato all’installazione degli impianti fotovoltaici, può godere anche alle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Ma le detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni e l’Ecobonus del 65% per gli interventi di efficienza energetica sonocumulabili con altri incentivi come quelli regionali, comunitari, provinciali o comunitari?

La domanda è stata posta da QualEnergia.it direttamente all’agenzia delle entrate. La risposta, riportata e diffusa dal portale specializzato in rinnovabili ed efficienza energetica si può sintetizzare in un “”.

O meglio: a livello generale entrambe le detrazioni possono essere compatibili con incentivi come quelli regionali, ma la compatibilità deve essere verificata di volta in volta, in base alle disposizioni che regolano l’assegnazione del contributo in questione.

Andando al caso di specie dell’incentivo della Lombardia da cui è partito il quesito, la Regione specifica che il contributo “è cumulabile con altre forme pubbliche di contribuzione comunitarie, statali, regionali o provinciali, fino al raggiungimento del 100% delle spese ammissibili” e quindi in tal caso vale la risposta positiva.

Un punto fondamentale della risposta dell’Agenzia delle Entrate riguarda il fatto che in ogni caso le detrazioni fiscali possibili attraverso la cumulabilità riguardino solo per la parte restante di spesa non coperta dall’altro incentivo.

Andiamo ad un esempio numerico per esemplificare.

Ipotizziamo che la spesa sia di 5.000 euro e che il contributo regionale copra 2.000 euro, la detrazione fiscale dovrà essere calcolata sulla restante parte: 5000 – 2000 = 3.000 euro in quanto solo i 3.000 euro saranno “spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico, non potendo considerarsi tali quelle coperte da contributi erogati da altri enti” (il virgolettato è della risposta dell’agenzia a QualEnergia.it).

In tal senso negli anni passati è opportuno ricordare che nel 2013 era stata proprio abrogata la norma che prevedeva la non cumulabilità delle detrazioni fiscali del 65% dell’ecobonus.

Un interessante parere che chiarisce, quindi, aspetti non scontati.

Se invece voi volete chiarimenti sugli incentivi per l’installazione di un impianto solare termico o una caldaia a condensazione, potrete contattare le agenzie di Italtherm. Sapranno indicarvi gli impianti migliori per voi e informarvi sugli incentivi in vigore.

Inquinamento in città e riscaldamento domestico: il risparmio delle caldaie a condensazione

ottobre 11, 2016

Le stime sono impressionanti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato che l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 3,7 milioni di decessi all’anno nel mondo, di cui 800.000 solo in Europa. Perciò l’OMS ha raccomandato all’Unione Europea l’adozione di politiche finalizzate alla riduzione delle fonti di inquinamento urbano: tra queste, c’è anche il riscaldamento domestico.

Che cos’è l’inquinamento atmosferico?

E’ l’emissione in atmosfera di sostanze che vengono chiamate inquinanti in quanto alterano un equilibrio naturale, con un conseguente effetto nocivo. Tra gli inquinanti urbani troviamo il particolato (PM10 e PM2,5), il biossido di azoto, l’ozono troposferico, il benzo(a)pirene, il benzene e alcuni metalli (arsenico, cadmio e nichel).

Le fonti di inquinamento urbano sono diverse: i trasporti (e in particolare i gas di scarico degli autoveicoli) e i fumi del riscaldamento domestico occupano i primi posti per contributo alle emissioni inquinanti. Un altro fattore importante in alcune città è la presenza di industrie e stabilimenti produttivi. Anche le condizioni meteo-climatiche, come l’assenza di piogge per un lungo periodo, hanno un grado di incidenza sulla persistenza degli inquinanti in alcune città.

Riscaldamento domestico e caldaie a condensazione

Secondo dati ISPRA del 2015 rielaborati da Legambiente, il riscaldamento domestico contribuisce al 59% del PM10 primario e del monossido di carbonio delle città e all’11% degli ossidi di azoto. Anche per il riscaldamento domestico i livelli di inquinamento dipendono da vari fattori, tra cui il tipo di combustibile, la tipologia di impianto, la manutenzione. Per quanto riguarda il combustibile quello che produce minori emissioni è senza dubbio il gas, che quindi risulta meno inquinante rispetto ad altre soluzioni di riscaldamento, come gli apparecchi a combustibile solido o liquido.

Inoltre, scegliendo la tipologia di caldaia “a condensazione”, è possibile diminuire ulteriormente sia le emissioni, che i consumi di combustibile: sono infatti apparecchi in grado di recuperare l’energia contenuta nel vapore acqueo che si forma durante il processo di combustione, riducendo così al minimo i consumi di gas. Proprio per la riduzione di inquinanti e per favorire il risparmio energetico, l’installazione di caldaie a condensazione è incentivata attraverso il cosiddetto Ecobonus, che permette di portare in detrazione il 65% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione della caldaia a condensazione.

 Vuoi migliorare la prestazione energetica della tua casa e iniziare a risparmiare sui consumi energetici? Consulta le proposte Italtherm, come la caldaia a condensazione City Plus HE! Visita il nostro sito e contattaci!

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