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Incentivi e detrazioni fiscali dell’ecobonus. Ecco quando sono compatibili

ottobre 18, 2016
ristrutturazione edilizia ecobonus

Per il 2016 la Regione Lombardia ha messo previsto degli incentivi per i sistemi di accumulo da abbinare al fotovoltaico. Questa misura ha fatto sorgere una domanda sulla cumulabilità delle agevolazioni.

L’acquisto delle batterie infatti, se abbinato all’installazione degli impianti fotovoltaici, può godere anche alle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Ma le detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni e l’Ecobonus del 65% per gli interventi di efficienza energetica sonocumulabili con altri incentivi come quelli regionali, comunitari, provinciali o comunitari?

La domanda è stata posta da QualEnergia.it direttamente all’agenzia delle entrate. La risposta, riportata e diffusa dal portale specializzato in rinnovabili ed efficienza energetica si può sintetizzare in un “”.

O meglio: a livello generale entrambe le detrazioni possono essere compatibili con incentivi come quelli regionali, ma la compatibilità deve essere verificata di volta in volta, in base alle disposizioni che regolano l’assegnazione del contributo in questione.

Andando al caso di specie dell’incentivo della Lombardia da cui è partito il quesito, la Regione specifica che il contributo “è cumulabile con altre forme pubbliche di contribuzione comunitarie, statali, regionali o provinciali, fino al raggiungimento del 100% delle spese ammissibili” e quindi in tal caso vale la risposta positiva.

Un punto fondamentale della risposta dell’Agenzia delle Entrate riguarda il fatto che in ogni caso le detrazioni fiscali possibili attraverso la cumulabilità riguardino solo per la parte restante di spesa non coperta dall’altro incentivo.

Andiamo ad un esempio numerico per esemplificare.

Ipotizziamo che la spesa sia di 5.000 euro e che il contributo regionale copra 2.000 euro, la detrazione fiscale dovrà essere calcolata sulla restante parte: 5000 – 2000 = 3.000 euro in quanto solo i 3.000 euro saranno “spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico, non potendo considerarsi tali quelle coperte da contributi erogati da altri enti” (il virgolettato è della risposta dell’agenzia a QualEnergia.it).

In tal senso negli anni passati è opportuno ricordare che nel 2013 era stata proprio abrogata la norma che prevedeva la non cumulabilità delle detrazioni fiscali del 65% dell’ecobonus.

Un interessante parere che chiarisce, quindi, aspetti non scontati.

Se invece voi volete chiarimenti sugli incentivi per l’installazione di un impianto solare termico o una caldaia a condensazione, potrete contattare le agenzie di Italtherm. Sapranno indicarvi gli impianti migliori per voi e informarvi sugli incentivi in vigore.

Inquinamento in città e riscaldamento domestico: il risparmio delle caldaie a condensazione

ottobre 11, 2016
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Le stime sono impressionanti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato che l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 3,7 milioni di decessi all’anno nel mondo, di cui 800.000 solo in Europa. Perciò l’OMS ha raccomandato all’Unione Europea l’adozione di politiche finalizzate alla riduzione delle fonti di inquinamento urbano: tra queste, c’è anche il riscaldamento domestico.

Che cos’è l’inquinamento atmosferico?

E’ l’emissione in atmosfera di sostanze che vengono chiamate inquinanti in quanto alterano un equilibrio naturale, con un conseguente effetto nocivo. Tra gli inquinanti urbani troviamo il particolato (PM10 e PM2,5), il biossido di azoto, l’ozono troposferico, il benzo(a)pirene, il benzene e alcuni metalli (arsenico, cadmio e nichel).

Le fonti di inquinamento urbano sono diverse: i trasporti (e in particolare i gas di scarico degli autoveicoli) e i fumi del riscaldamento domestico occupano i primi posti per contributo alle emissioni inquinanti. Un altro fattore importante in alcune città è la presenza di industrie e stabilimenti produttivi. Anche le condizioni meteo-climatiche, come l’assenza di piogge per un lungo periodo, hanno un grado di incidenza sulla persistenza degli inquinanti in alcune città.

Riscaldamento domestico e caldaie a condensazione

Secondo dati ISPRA del 2015 rielaborati da Legambiente, il riscaldamento domestico contribuisce al 59% del PM10 primario e del monossido di carbonio delle città e all’11% degli ossidi di azoto. Anche per il riscaldamento domestico i livelli di inquinamento dipendono da vari fattori, tra cui il tipo di combustibile, la tipologia di impianto, la manutenzione. Per quanto riguarda il combustibile quello che produce minori emissioni è senza dubbio il gas, che quindi risulta meno inquinante rispetto ad altre soluzioni di riscaldamento, come gli apparecchi a combustibile solido o liquido.

Inoltre, scegliendo la tipologia di caldaia “a condensazione”, è possibile diminuire ulteriormente sia le emissioni, che i consumi di combustibile: sono infatti apparecchi in grado di recuperare l’energia contenuta nel vapore acqueo che si forma durante il processo di combustione, riducendo così al minimo i consumi di gas. Proprio per la riduzione di inquinanti e per favorire il risparmio energetico, l’installazione di caldaie a condensazione è incentivata attraverso il cosiddetto Ecobonus, che permette di portare in detrazione il 65% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione della caldaia a condensazione.

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Manutenzione e caldaie: gli obblighi di legge e le buone pratiche

settembre 28, 2016
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E’ in arrivo il momento di tornare ad accendere il riscaldamento e chi possiede una caldaia sa che deve effettuare dei controlli periodici; è una revisione dell’impianto, effettuata da un operatore tecnico, che verifica sia la sicurezza, sia il buon funzionamento dell’impianto. La legislazione di riferimento è il DPR n. 74 del 2013, sulla manutenzione e l’efficienza degli impianti di riscaldamento delle abitazioni.

Cos’è la manutenzione?

L’intervento di manutenzione della caldaia è un check up del suo funzionamento; comprende la manutenzione ordinaria e il controllo dell’efficienza dell’apparecchio, monitorando contestualmente le sostanze inquinanti che la caldaia emette. Oltre che per ridurre i consumi energetici e l’inquinamento, è utile anche per assicurare la sicurezza dell’impianto,

Il controllo deve essere eseguito da un tecnico autorizzato, che annota i risultati dell’intervento sul libretto della caldaia e compila un Rapporto di Controllo Tecnico di Manutenzione, in tre copie: per il proprietario, l’azienda che effettua la revisione, l’organo di controllo, che può essere il Comune o Provincia. Per chi vive in un comune con più di 40mila abitanti infatti, è il comune stesso, con uno specifico regolamento comunale, che disciplina la metodologia e la tempistica dei controlli.

Non sono invece considerati impianti termici gli scaldabagni unifamiliari e gli apparecchi mobili per il riscaldamento se di potenza inferiore a 5 kW.

Ogni quanto effettuare la verifica di efficienza della caldaia?

La periodicità della verifica di efficienza della caldaia deriva dal DPR n. 74 del 2013 e prescrive che i controlli da parte del personale tecnico debbano essere svolti secondo le seguenti scadenze:

  • Impianti a combustibile liquido o solido superiori ai 10 kW e inferiori a 100 kW di potenza: i controlli sono da fare ogni due anni;
  • Impianti a gas metano o GPL superiori ai 10 kW e inferiori a 100 kW di potenza: ogni quattro anni;
  • Impianti a combustibile liquido o solido superiori a 100 kW di potenza: ogni anno;
  • Impianti a gas metano o GPL superiori a 100 kW di potenza: ogni due anni.

Ci sono, però, molte eccezioni. Questi intervalli, infatti, valgono nel caso in cui Regioni e Province Autonome non abbiano regolamentato la materia: molte Regioni hanno una propria normativa, tra cui Liguria, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia. Occorre quindi verificare con la legislazione di riferimento della propria regione.

La periodicità della manutenzione della caldaia è invece stabilita dall’installatore o, in mancanza di indicazioni dell’installatore, dal produttore dello specifico apparecchio e, in ultima istanza, dalle norme tecniche di riferimento.

Per maggiori informazioni sulle caldaie Italtherm, contattaci!

 

 

UNI 7129:2015: le norme sugli impianti a gas per uso domestico, alcune risposte dell’ing. Fontana

settembre 7, 2016
casa green

Un apposito gruppo di lavoro CIG, Comitato Italiano Gas, ha redatto la norma nazionale sugli impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione – Progettazione, installazione e messa in servizio, della serie UNI 7129, composta di 5 parti:

  • UNI 7129-1: fissa i criteri per la costruzione ed i rifacimenti di impianti interni o parte di essi, asserviti ad apparecchi utilizzatori aventi singola portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.
  • UNI 7129-2: definisce i criteri per l’installazione di apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW e per la realizzazione della ventilazione e/o aerazione dei locali di installazione
  • UNI 7129-3: definisce i requisiti dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW
  • UNI 7129-4: definisce i criteri per la messa in servizio sia degli apparecchi di utilizzazione aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW, sia degli impianti gas di nuova realizzazione o dopo un intervento di modifica o sostituzione di apparecchio.
  • UNI 7129-5: definisce le modalità per la raccolta e lo scarico delle condense prodotte dai generatori di calore a condensazione e a bassa temperatura e quelle che si formano nei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione

Sostituisce la precedente UNI 7129:2008.

Quali sono le principali novità della norma UNI 7129? Perché viene chiamato Testo Unico?

Ce ne sono diverse: possiamo  riassumerle in tre punti principali.

1 – Introduzione di nuovi materiali per la realizzazione di quello che viene definito l’impianto interno, ovvero il complesso delle tubazioni, dei componenti ed accessori dal contatore fino agli apparecchi. Sono ampliate le possibilità di utilizzo di materiali che prima non erano ammessi, come il multistrato metallo plastico e l’acciaio inossidabile corrugato PLT-CSST.

2 Ci sono novità riguardo ai metodi di scarico della combustione, ad esempio relativi a camini con canne fumarie, con nuove soluzioni che prima non erano consentite.

3 Il terzo aspetto importante è che all’interno di questa norma sono rientrati anche gli apparecchi a condensazione, che sono il futuro degli apparecchi a gas, prima trattati con una norma specifica. Oggi invece rientrano in questa norma; in questo senso viene chiamata “testo unico”, proprio perché è un unico documento di riferimento che contiene indicazioni per tutti gli apparecchi a gas aventi singola portata termica nominale non maggiore di 35 kW che oggi è possibile installare.

Per quanto riguarda l’installatore, come si forma riguardo la nuova normativa

La norma deve essere acquistata dal catalogo UNI e letta per conoscerla in modo preciso. Altrimenti ci sono delle guide UNI semplificative, dei vademecum, ma è come leggere il riassunto di un racconto: ha una sua validità solo se si conosce il racconto stesso. La terza possibilità è seguire dei corsi di formazione, in particolare per sciogliere dei dubbi. Ma la lettura della norma è fondamentale e alla base di tutto.

Per quanto riguarda la persona non esperta che deve fare lavori in casa, come può controllare i lavori? Chi è il responsabile dell’applicazione della normativa?

E’ complicato per il cliente finale capire se l’installatore stia lavorando a regola d’arte e rispettando le normative  vigenti: è come se un paziente dovesse valutare se il  proprio medico lo stesse curando correttamente. Si deve poter fidare dell’installatore, che è il responsabile dell’applicazione della norma e deve rilasciare una dichiarazione di conformità.

Per quanto riguarda gli installatori, quali sono i cambiamenti maggiori a cui fare attenzione?

Occorre prestare una particolare attenzione rispetto alle nuove opportunità, altrimenti si rischia di non essere al passo con i tempi e di perdere delle occasioni; ad esempio utilizzare materiali e metodi diversi che possono risultare più semplici e funzionali:  un caso potrebbero essere i materiali della tubazione che trasporta il gas, oppure la realizzazione di canne fumarie in pressione all’interno di opere murarie. Vengono introdotte delle possibilità che, se conosciute, possono semplificare il lavoro dell’installatore.

Il solare termico nei comuni italiani in continua ascesa

agosto 3, 2016

energie rinnovabili

Sono oltre 850 mila gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia con una capacità produttiva totale pari a 57,1 TWh. I mq di pannelli solari termici sono 3,9 milioni!

E sono ben 39 i comuni “100% rinnovabili”, nei quali i consumi dei cittadini sono coperti da energia pulita che permette anche di tagliare le bollette. Questa fotografia emerge dal rapporto Comuni Rinnovabili 2016 di Legambiente. Tra le fonti di energia pulite prodotte nel belpaese non può mancare il solare termico che continua la sua “colonizzazione” di tetti di case e palazzi.

Il Rapporto Comuni Rinnovabili viene costruito elaborando informazioni e dati ottenuti attraverso un questionario inviato ai Comuni, incrociando le risposte con i dati del GSE, con numeri e rapporti che provengono da TERNA, Enea, Itabia, Fiper ANEV e con le informazioni provenienti da Regioni, Province e aziende. I Comuni del solare (termico e fotovoltaico) sono 8.047 (confermando il numero dell’anno scorso). I comuni con almeno un impianto solare termico sono ben 6.882, in crescita rispetto ai dati dell’anno scorso (si legga qui l’approfondimento Italtherm 2015) che registrava 6.803 comuni, di questi 4.530 sono “Piccoli e Piccolissimi Comuni” con meno di 5mila abitanti.

Di fronte alla stasi del numero dei comuni che in generale hanno almeno un impianto solare, quindi, si registra il continuo trend positivo del solare termico.

Secondo i dati di Estif (European Solar Thermal Industry Federation) nel nostro Paese sono installati complessivamente oltre 3,9 milioni di mq di pannelli solari termici, pari ad una media di circa 0,07 mq per abitante, con enormi margini di crescita se si pensa che l’Austria, che ha sicuramente un clima diverso dal nostreo registra 0,5 mq per abitante. Lo sviluppo di questa tecnologia, costante negli anni, – si legge nel rapporto –  si deve sicuramente ai costi sempre più bassi ma anche e soprattutto al ruolo importante della Detrazione Fiscale del 55%, che ha permesso a migliaia di famiglie italiane di poter installare un pannello solare termico e risparmiare energia ed euro in bolletta. Basti pensare che 10 anni fa erano 108 i Comuni che dichiaravano sul questionario di Comuni Rinnovabili di possedere impianti solari termici.

comuni rinnovabili 2016I comuni più virtuosi

Andando a scovare i più virtuosi, sono 75 i Comuni italiani che hanno già superato il parametro utilizzato dall’Unione Europea, 264 mq/1.000 abitanti, per spingere e monitorare i progressi nella diffusione di questa tecnologia.

La classifica dei comuni più attenti al solare termico  anche quest’anno vede vincere il  piccolo Comune di Seneghe, in Provincia di Oristano, in testa alla classifica per la copertura dei fabbisogni termici delle famiglie residenti, con una diffusione di pannelli solari termici in relazione al numero di abitanti pari a 1.955 mq ogni 1.000
abitanti, distribuiti su edifici pubblici e privati. Segue (anche per quest’anno) il Comune di Fluminimaggiore (CI) con una media di 1.316 mq/1.000 abitanti e il Comune di Terento (BZ) con una media di 1.046,5 mq/1.000 abitanti (new entry sul podio). La classifica
è stilata premiando il contributo rispetto ai consumi delle famiglie residenti, perché gli impianti solari termici possono soddisfare larga parte dei fabbisogni delle famiglie per l’acqua calda sanitaria e il riscaldamento degli edifici.

In termini di diffusione assoluta del solare termico, sono i Grandi Comuni ad occupare le prime posizioni. A partire dal Comune di Perugia con oltre 9.000 mq di pannelli installati nel territorio, seguito dal Comune di Bolzano con 5.445 mq e dal Comune di Fano (PU) con 5.097 mq.
Il solare termico nell’edilizia pubblica

Interessanti anche i dati legati all’edilizia pubblica. Sono 569 i Comuni che utilizzano pannelli solari per le esigenze termiche delle proprie strutture (scuole, uffici, palestre, ecc.) per complessivi 46.994 mq. E’ il Comune di Milano, con 1.565 mq installati su scuole, coperture dei depositi dei mezzi pubblici e punti ristoro ad avere la maggior diffusione. Seguito dal Comune di Roma con 1.485 mq e dal Comune di Catania con 1.410 mq.

La cartina dell’Italia mostra un predominio delle installazioni al Centro Nord malgrado il grande potenziale del Sud Italia dove questi impianti potrebbero “soddisfare interamente tutti i fabbisogni domestici se correttamente progettati e integrati negli edifici”.Il report rimarca poi come “nonostante la continua crescita e i segnali positivi che riguardano lo sviluppo di questa tecnologia, la diffusione del solare termico deve assolutamente accelerare non solo perché è una tecnologia affidabile e “alla portata di tutti” dal punto di vista economico, ma anche perché le potenzialità di integrazione
sono enormi rispetto ai fabbisogni in edilizia”, data l’esposizione solare del Belpaese, specie se confrontato con i numeri di altri Paesi “più freddi” ma più avanti in termini di installazioni di pannelli solari termici (basti pensare alla Germania).  

“Da non sottovalutare inoltre sono i vantaggi in termini di posti di lavoro che già oggi vede nel nostro Paese 3.500 occupati”.

Come incentivare tale forma di energia pulita che permette al contempo di abbattere le bollette energetiche?

Secondo Legambiente è fondamentale che l’Italia investa sulla riqualificazione energetica, per puntare a dimezzare le bollette delle famiglie e creare lavoro in un settore in crisi e ad alto tasso di occupazione. Nella ricetta per la decarbonizzazione dell’economia l’associazione ambientalista ritiene fondamentali la stabilizzazione dell’ecobonus,
L’introduzione di obblighi  per le tecnologie già competitive, come avvenuto per le caldaie e come sta avvenendo per il solare termico nei nuovi interventi edilizi e nelle ristrutturazioni. Altro caposaldo è la semplificazione degli interventi di piccola taglia.
“La realizzazione di un impianto domestico di solare termico e fotovoltaico sui tetti, o di minieolico e geotermia a bassa entalpia, deve realmente diventare un atto semplice, grazie a informazioni e regole trasparenti, e per questo libero e gratuito” si legge nel dossier.

Se siete interessati a conoscere i vantaggi del solare termico potete contattare le agenzie
di Italtherm
che sapranno indirizzarvi sul solare termico adatto alle vostre esigenze e fornirvi informazioni sugli incentivi in corso in Italia.

Etichette energetiche per i sistemi di riscaldamento: cosa cambia per il consumatore?

giugno 20, 2016
Easy Solar System - pannello solare

Con la direttiva ELD – Energy Labelling Directive, è stata introdotta l’etichettatura energetica obbligatoria per apparecchi e sistemi di riscaldamento con potenza termica nominale fino a 70 kW e i bollitori fino a 500 Litri. L’etichetta energetica servirà al consumatore per conoscere meglio le caratteristiche dell’apparecchio o del sistema di riscaldamento e per essere più consapevole del proprio acquisto in termini di risparmio energetico. Ecco alcuni chiarimenti forniti dall’ing. Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica di Italtherm.

Quali sono le novità introdotte dalla Energy Labelling Directive?

Per il nostro mondo sicuramente è cambiato il fatto che adesso risultano evidenti, al pari di altri elettrodomestici, le informazioni in merito alla classe energetica del prodotto, in una scala di efficienza compresa tra A+++ e G, e su altre notazioni aggiuntive come la potenza e le emissioni sonore.

Abbiamo un’etichetta energetica molto simile a quello che già si vede su lavatrici, frigoriferi, lampadine. Per cui è chiaro ed evidente quanto è efficiente l’apparecchio che stiamo acquistando.

L’altro effetto per noi che realizziamo gli apparecchi per il riscaldamento e la produzione di ACS (acqua calda sanitaria) è che viene imposto un limite minimo di efficienza (direttiva ErP). Come conseguenza di questo limite, d’ora in poi la gran parte delle caldaie che sono costruite per il mercato europeo sono caldaie a condensazione: un tipo di apparecchio particolarmente performante.

Qual è la classe minima stabilita dalla direttiva ErP per le caldaie?

Il minimo per le nuove caldaie è una soglia che si pone nella metà superiore della classe B (con un’efficienza maggiore dell’86%, in una classe B che va dall’82 al 90%, ndr), con una piccola deroga in classe C per un solo tipo di caldaia, a tiraggio naturale e solo per alcuni utilizzi. L’etichetta prende in considerazione anche classi ben più basse, fino alla G, perché questa è una scala unica unica per tutti i tipi di apparecchi energivori.

Chi si sta apprestando ad acquistare una caldaia, si chiede come mai ci sono ancora le caldaie non a condensazione in vendita…

Il vincolo entrato in vigore il 26 settembre 2015 riguarda l’immissione sul mercato: è il momento in cui il fabbricante consegna l’apparecchio al rivenditore. E’ quindi un obbligo per chi produce caldaie. L’apparecchio già presente sul mercato ha diritto di rimanerci fino al suo esaurimento. In questa prima fase alcuni rivenditori di materiale termosanitario hanno già in stock di magazzino apparecchiature acquistate prima del 26 settembre 2015: in questo caso hanno il diritto di vendere ciò che avevano acquistato prima di questa data. Successivamente invece acquisteranno dal fabbricante solo quello che è possibile immettere sul mercato, per cui caldaie che si collocano da metà classe B e in classe A, tranne alcune eccezioni in classe C come già illustrato.

Per quanto riguarda le caldaie Italtherm, quale vorrebbe consigliare come acquisto?

In linea generale, acquistare una caldaia in classe A dà una performance energetica migliore, ricordo però che se il risparmio tangibile per il singolo acquirente dipenderà anche dalle condizioni in cui il sistema apparecchio – impianto si trova a funzionare. Ad esempio caldaie in classe A su impianti di nuova costruzione a bassa temperatura sono sicuramente molto performanti. Su impianti esistenti il risparmio va a affievolirsi, per cui l’investimento può sembrare impegnativo. E’ un po’ quanto succede tra macchina ibrida o macchina a benzina: un’auto ibrida costa di più, ma consuma meno, il risparmio annuale assoluto dipende dal numero di chilometri percorsi; per le caldaie, invece, dipende, oltre che dalle ore di funzionamento, anche dalle temperature di funzionamento dell’impianto.

Quali sono le condizioni ideali per ridurre i consumi casalinghi di riscaldamento?

Per quanto riguarda le caldaie a condensazione, si dovrebbe cercare di avere una temperatura dell’acqua che circola nell’impianto il più bassa possibile, compatibilmente con la necessità di scaldare la casa. Magari con tempi di riscaldamento più lunghi. Una caldaia a condensazione accesa più a lungo, ma con temperatura dell’acqua circolante più bassa, infatti, si trova a funzionare in condizione di efficienza migliore. A volte, però, questo non è possibile: ad esempio nel caso di radiatori in cui la temperatura dell’acqua che circola non può scendere al di sotto di certi valori, altrimenti l’ambiente non si scalda. In questo caso il vantaggio di una caldaia a condensazione in classe A si riduce.

Per quanto riguarda la differenza tra le classi, come scegliere un nuovo apparecchio? Quanto è il risparmio tra una classe A, B o C?

La funzione delle classi e dell’etichettatura non è di fornire un valore assoluto di risparmio, ma di dare un’indicazione del livello di efficienza dell’apparecchio. Comprando una caldaia di classe A si ha sempre un risparmio rispetto ad una di classe B. Definire a quanto ammonta in termini assoluti questo risparmio è più complicato, perché dipende dalle condizioni in cui si trova a funzionare la caldaia.

Innanzitutto, dipende dove l’apparecchio si colloca, in termini di efficienza, non solo nella classe di appartenenza, ma anche come valore. Faccio un esempio: ogni classe ha un livello di soglia, per cui ho ad esempio un livello di soglia minima del 90% per accedere alla classe A. Poniamo di avere due caldaie, una con efficienza 89,4%, l’altra 89,6%: la prima si collocherà in classe B (89,4 approssimato all’unità, come chiede il regolamento è 89), la seconda in classe A (89,6 approssimato all’unità è 90). Qual è il risparmio reale per me tra scegliere l’una o l’altra? In questo caso ovviamente abbastanza ridotto, perché, pur se poste in 2 classi diverse, la differenza reale è solo dello 0,2% che, tradotto in qualcosa di concreto, è difficile da osservare. Viceversa due caldaie, una con rendimento 89,6% e l’altra con rendimento 97,4%, saranno entrambe in classe A, ma con un risparmio di quasi l’8% in più a favore della seconda. Inoltre anche le condizioni climatiche di funzionamento sono diverse influiscono sul risparmio assoluto: a Palermo si avrà un risparmio assoluto differente da Vipiteno (mentre quello relativo rimarrà identico).

Probabilmente, però, la questione principale è un’altra: il mio risparmio principale deriva dalla scelta di sostituire una caldaia di una certa età, non dotata di etichetta e di cui non si conosce la reale efficienza paragonata a quanto si può trovare ora sul mercato. Questa è la vera scelta da compiere, sostituire un apparecchio che consuma ed inquina con uno più performante. In conclusione, l’etichetta mi servirà perché quando acquisterò un apparecchio nuovo cercherò quello in classe più elevata, perché so che quella scelta mi farà risparmiare il massimo possibile. Quanti euro saranno questo massimo dipenderà dal mio impianto e da come lo utilizzo, per certo il passo più importante è fatto, cioè sostituire un apparecchio energivoro.

(Intervista a cura di Veronica Caciagli)

Dimensionare l’impianto solare termico: ecco come

maggio 17, 2016
Irradiazione solare italia

Quando si sceglie un impianto solare termico, due sono le domande principali a cui dobbiamo dare una risposta: innanzitutto, se preferire un impianto a circolazione naturale o forzata. In secondo luogo la dimensione: ecco come scegliere.

A circolazione naturale o forzata?

Nella circolazione naturale il serbatoio deve essere disposto a un’altezza maggiore del pannello e per far circolare il fluido si utilizza la cosiddetta convezione: il fluido termovettore, riscaldandosi nel pannello, si dilata e “galleggia” rispetto a quello più freddo, spostandosi verso il serbatoio e cedendo quindi il calore. Esteticamente, è più impattante, ma ha il pregio di non dover essere collegato a un impianto elettrico. Inoltre, il funzionamento è possibile solo con una pendenza minima di 20°. Nella circolazione forzata, invece, la circolazione del fluido avviene con l’utilizzo di pompe azionate con energia elettrica. I vantaggi sono molteplici: innanzitutto, il rendimento è superiore, consentendo quindi un maggior risparmio. Inoltre, è una soluzione che supera i limiti di pendenza minima presenti negli impianti con circolazione naturale, con in più una maggiore possibilità di integrazione.

Dimensionamento dell’impianto solare termico

Il secondo quesito riguarda il dimensionamento dell’impianto solare termico: infatti, l’impianto non è venduto in un formato standard, ma bensì in una dimensione definita a cura del progettista o dell’installatore.

Occorre innanzitutto sapere che le due variabili principali per la scelta della dimensione sono l’irraggiamento: la quantità di radiazione solare nell’area in cui verrà installato l’impianto e la necessità di acqua calda sanitaria.

Rispetto all’acqua, il fabbisogno può essere stimato secondo diverse variabili, che comprendono numero di persone, presenza a casa, quantità di lavatrici settimanali e bagni, etc. Di solito, questo calcolo è semplificato con una stima: vengono considerati 40-60 litri al giorno a persona.

Un impianto, però, non viene mai dimensionato per coprire gli interi bisogni di acqua calda: solitamente è progettato in modo da coprire per il 100% dei consumi dei mesi estivi e il 60-70% del fabbisogno annuo. La motivazione risiede nella convenienza economica: a fronte di un aumento dei costi elevato, avremmo una produzione di acqua in eccesso nei mesi estivi e in inverno un risparmio non abbastanza consistente da ammortizzare la maggiore spesa.

Per arrivare a soddisfare queste necessità, normalmente si considera che serviranno 1,2 metri quadrati di pannello solare per ogni persona per l’Italia Settentrionale, 1 metro quadrato per ogni persona per l’Italia Centrale e 0,8 metri quadrati per ogni persona per l’Italia del Sud. Naturalmente questo numero può variare in funzione della località, dell’irraggiamento e del fabbisogno stimato.

Immagine: Global horizontal irradiation yearly total (Source: European Commission: Joint Research Centre Institute for Environment and Sustainability)

 

 

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