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Come scegliere la caldaia per un condominio? Intervista all’Ing. Fontana

giugno 20, 2017
  • Quali sono gli elementi per scegliere una caldaia per un condominio?

Innanzitutto è bene chiarire che è necessario l’intervento di un progettista.

Prima di tutto infatti occorre capire qual è la reale necessità del condominio, ovvero qual è la potenza necessaria per riscaldare e produrre acqua calda sanitaria per tutto l’immobile. La stima del fabbisogno energetico non è la semplice moltiplicazione del consumo di un appartamento per il numero totale degli appartamenti; il calcolo reale è più complicato. Occorre inoltre definire e installare altri dispositivi, quali le pompe di rilancio, sistemi per contabilizzare i consumi di energia di ogni appartamento, etc.

Una volta stabilita la potenza massima, occorre inoltre verificare anche la potenza minima. In generale più un apparecchio è in grado di garantire un’ampia escursione (modulazione) tra potenza minima e potenza massima, più è adattabile alle necessità. Ad esempio, l’apparecchio potrebbe dover funzionare alla potenza massima perché tutti gli appartamenti sono occupati e qualche giorno dopo alla minima potenza per l’assenza di numerosi condòmini (in luoghi turistici per la presenza di molte seconde case o in condomìni non ancora completamente abitati). L’apparecchio deve essere quindi in grado di garantire ottimi rendimenti in qualsiasi condizione di funzionamento si venga a trovare, per cui la versatilità è importante.

ERP2015readyDopo l’entrata in vigore della Direttiva ErP e dei regolamenti attuativi, tutte le caldaie immesse sul mercato sono a condensazione, quindi ad alta efficienza. In realtà, anche se non ci fosse stata questa direttiva, per i sistemi condominiali è sicuramente più conveniente una caldaia a condensazione rispetto ad una tradizionale, in quanto permette, se ben inserita in impianti ottimizzati, un risparmio intorno al 30%.

  • Scegliere la configurazione di un impianto ad alta potenza: configurazione singola o a cascata?

Nel nostro catalogo abbiamo la possibilità di scegliere tra configurazione singola, cioè con una sola caldaia, o a cascata, ovvero con più caldaie, da 2 a 4. La scelta dipende dalle necessità. Nel caso della configurazione a cascata, l’impianto è modulare e permette una più ampia differenza tra potenza minima e potenza massima. Con un unico apparecchio si può andare infatti dal minimo al massimo di quell’unico apparecchio, mentre installando ad esempio tre apparecchi in cascata, l’intervallo di modulazione diventa decisamente più ampio, dal minimo di un solo apparecchio funzionante alla potenza minima ad un massimo di tutti gli apparecchi accesi alla potenza massima. Consideriamo, ad esempio, un caso in cui si necessiti di 100 kW di potenza. Qualora si soddisfi la richiesta con un’unica caldaia, pur avendo questa un campo di modulazione elevato, esempio 1 a 10, si possono garantire potenze variabili tra 10 e 100 kW. Se la sostituissi con 3 caldaie da 33 kW l’una, ed ognuna dotata del medesimo campo di modulazione visto sopra, potrei garantire una potenza minima di 3,3 kW, con un’escursione tra 3,3 e 100 kW. E’ perciò evidente che quando l’occupazione dell’immobile è difficile da prevedere, un sistema in cascata è più versatile. Non da ultimo un sistema in cascata ha il vantaggio aggiuntivo di non rimanere mai al freddo; anche statisticamente è difficile che si guastino tutte le caldaie contemporaneamente!

  • Come funzionano le detrazioni fiscali per i condòmini?

C’è la possibilità di accedere alle detrazioni secondo due modalità: quella associata alla ristrutturazione edilizia, quindi vincolata a realizzare questo tipo di intervento e che ammonta al 50%, oppure le detrazioni per la realizzazione di interventi che consentano un risparmio energetico, che garantisce una aliquota del 65%. Entrambe consentono di detrarre una percentuale della spesa complessiva nei 10 anni successivi. Nel caso si voglia accedere alla detrazione per risparmio energetico è necessario inoltrare la domanda ad ENEA tramite il sito web. Per la detrazione del 65% è inoltre necessaria una contestuale messa a punto dell’impianto, per permettere alla caldaia di garantire l’efficienza, cioè per garantire che condensi veramente; un esempio di questa messa a punto è l’installazione di valvole termostatiche sui radiatori. Diversamente, per accedere al 50% di detrazione legata alla ristrutturazione edilizia, queste valutazioni energetiche, fatte da un tecnico, non vengono richieste.

Le Time Power sono caldaie a condensazione di alta potenza con rendimento elevato. In particolare è da sottolineare che le caldaie Time Power possono vantare un campo di modulazione molto elevato: 1:10 per tutte le varie potenze. Il campo di modulazione elevato permette, come già detto, un vantaggio nel caso in cui vari notevolmente la necessità di potenza nei diversi utilizzi. Se prendiamo ad esempio una configurazione in cascata, con 4 caldaie da 115 kW, significa che potrò passare da una potenza minima di 11,4 kW fino ad una potenza massima di 454 kW.

Inoltre, è certificata “Range Rated”,  la portata termica massima della caldaia si può ridurre rispetto al dato di targa, adeguandosi all’effettivo fabbisogno termico dell’impianto. Questa possibilità è utile quando non sia necessaria la potenza massima: significa che, ad esempio, se acquisto una caldaia di potenza 50kW ma ne vengono utilizzati al massimo solo 40, la potenza massima può essere ufficialmente ridotta rispetto al dato di targa originario. Questa è una prerogativa solo delle caldaie certificate “Range Rated”.

Infine, abbiamo integrato all’interno della caldaia molti dispositivi, come il circolatore o il trasduttore di pressione che permette di visualizzare sul display la reale pressione dell’impianto, accessori che altri nostri concorrenti hanno esterni all’apparecchio. Quando si acquista una caldaia Italtherm non si deve aggiungere altro (oltre ai dispositivi obbligatori previsti da INAIL e quanto necessario all’impianto). Altri concorrenti  aggiungono esternamente una serie di dispositivi obbligatori che vanno a aumentare non solo il costo complessivo di realizzazione, ma anche l’ingombro e la complessità dell’impianto.

Per maggiori informazioni sulle caldaie Time Power, ecco il link!

 

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Autorizzazione paesaggistica: entrato in vigore il regolamento di semplificazione

giugno 11, 2017

Il 6 aprile 2017 è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 “Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.68 del 22 marzo.

Il provvedimento era atteso da tempo in particolar modo per gli interventi di lieve entità e per le semplificazioni procedimentali e per l’individuazione delle tipologie di interventi per i quali non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica e quelle che possono essere regolate attraverso accordi di collaborazione tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Regioni e gli enti locali.

Ecco gli aspetti principali e ciò che riguarda direttamente il solare termico.

Rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica non modificata

In merito alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica, quindi già autorizzata che non abbia subìto modifiche, è possibile presentare autocertificazione dell’assenza di variazioni senza produrre la relazione e il progetto del tecnico abilitato, che possono rappresentare un aggravio ingiustificato.

Interventi e opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica

Il decreto elenca poi gli interventi ed opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica. Tra questi nell’allegato A al punto 6 prevede installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici non soggette ad alcun titolo abilitativo edilizio, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), purché effettuate su prospetti secondari, o in spazi pertinenziali interni, o in posizioni comunque non visibili dallo spazio pubblico, o purché si tratti di impianti integrati nella configurazione esterna degli edifici, ed a condizione che tali installazioni non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;

L’allegato, al punto 6, prende in considerazione poi l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, laddove posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché’ integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici, ai sensi dell’art. 7-bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, non ricadenti fra quelli di cui all’art. 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Sono invece soggetti al procedimento autorizzatorio semplificato gli interventi e le opere individuati come di lieve entità nei 42 punti dell’allegato B. Tra questi vi ritroviamo al punto 7 installazione di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), su prospetti prospicienti la pubblica via o in posizioni comunque visibili dallo spazio pubblico, o laddove si tratti di impianti non integrati nella configurazione esterna degli edifici oppure qualora tali installazioni riguardino beni vincolati ai sensi del Codice, articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici.

Il decreto prevede poi la richiesta semplificata (punto B.8) per l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici ricadenti fra quelli di cui all’articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici su coperture piane in posizioni visibili dagli spazi pubblici esterni.

Per completezza di informazioni, e per i meno addetti ai lavori, vi citiamo l’articolo 136 del d.lgs. 42/2004 più volte richiamato:

Art. 136. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico

  1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:

(comma così modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 63 del 2008)

  1. a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
  2. b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
  3. c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
  4. d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Per maggiori dettagli sull’installazione di pannelli solari termici e caldaie Italtherm e per sapere tutto quello che serve in termini di autorizzazioni ma anche di incentivi fiscali ed Ecobonus, potete contattare l’agente Italtherm più vicino a voi.

Climatizzatori a pompa di calore: ecco come sceglierlo. Intervista all’ing. Fontana

maggio 23, 2017

Come funziona un climatizzatore a pompa di calore?

Nel caso di pompe di calore aria-aria, come nel nostro caso, il climatizzatore a pompa di calore trasferisce energia (calore) dall’esterno all’interno dell’abitazione e viceversa. Il climatizzatore, quando funziona in modalità pompa di calore, riscalda l’ambiente; quando invece viene usato come refrigeratore, raffredda l’ambiente trasferendo energia (calore) all’esterno. Entrambe le funzioni avvengono grazie ad un ciclo termodinamico del gas refrigerante, che viene compresso e poi espanso: durante la compressione si scalda; durante l’espansione si raffredda.

Un climatizzatore a pompa di calore può soddisfare entrambe le funzioni: sia per raffreddare d’estate, assorbendo energia all’interno e trasferendola all’esterno, che per riscaldare l’inverno, con il ciclo inverso. Un climatizzatore “classico” (senza modalità pompa di calore), funziona solo per raffrescare.

Quali sono le condizioni ottimali di funzionamento?

Nei climi miti, quando non fa né troppo freddo in inverno né troppo caldo in estate, i climatizzatori a pompa di calore funzionano con una maggiore efficienza. Questo perché dove fa molto freddo risulta difficile assorbire energia (calore) da un ambiente, quello esterno, già di per sé freddo, per trasferirlo all’interno dell’abitazione: si può, ma l’efficienza è bassa perché per recuperare l’energia (calore) esterna, utilizzo una quantità paragonabile di energia elettrica per azionare compressore e ventilatore del climatizzatore, riducendo quindi l’efficienza. Ugualmente nelle località molto calde, dove invece ho bisogno di raffrescare gli ambienti, prelevare calore dentro la casa per dissiparlo all’esterno, quando all’esterno c’è molto caldo, ci riporta nelle condizioni viste sopra, occorre cioè utilizzare una quantità importante di energia elettrica, sacrificando quindi l’efficienza. Nei climi più estremi (entro certi limiti, ovviamente), la climatizzazione si può fare lo stesso, ma la performance non è ottimale. Nei climi temperati si ha invece una buona performance sia nella fase invernale, quando devo riscaldare, che nella fase estiva. Ovviamente anche in questi casi ci sono delle variazioni; a ottobre è decisamente più semplice scaldare la casa con un climatizzatore in pompa di calore rispetto a gennaio. Potrebbe sembrare che questa considerazione valga anche per una caldaia, dato che anch’essa ha ovviamente consumi di gas diversi tra ottobre e gennaio, ma, per una caldaia, il rendimento è scarsamente influenzato dalla temperatura e umidità esterna, mentre il climatizzatore ne risente pesantemente.

Quanto si può risparmiare rispetto a un impianto tradizionale?

La misura del risparmio viene indicato con delle sigle:

– COP indica il coefficiente di performance per la modalità d’uso di riscaldamento. Indicativamente si ha una sufficiente efficienza quando il COP raggiunge il valore di 3, o superiore (i dati ufficiali indicano 2,5): in tal caso si ha un risparmio (in fonte energetica primaria) rispetto all’alternativa a gas. Il valore del COP è influenzato sia dalla temperatura esterna che da quanto vorrei raggiungere come temperatura interna. Diciamo che il COP dichiarato è quanto otterrò quando la temperatura esterna è di circa 7 gradi e all’interno della casa voglio ottenere circa 20. Se la temperatura esterna comincia a scendere, dobbiamo controllare i dati tecnici dell’apparecchio, se il COP, con temperature esterne più basse, comincia a scendere sotto i 3 o addirittura sotto i 2.5, allora in quei casi si consuma meno riscaldando l’abitazione con un apparecchio a gas.

– EER indica l’ ”energy efficiency ratio”, che è l’analogo indice di efficienza del COP, semplicemente in modalità raffrescante. In questo caso però non ho l’alternativa di utilizzare la caldaia a gas se EER è basso… Chiaramente un valore di EER più elevato garantisce una prestazione migliore, quindi è bene prestare attenzione anche a questo valore.

Come scegliere il condizionatore a pompa di calore?

Innanzitutto, occorre scegliere qual è la taglia del condizionatore. Ovviamente con un  appartamento molto grande avrò mediamente bisogno di una potenza più elevata, il contrario con appartamenti di volumetria più modesta. Molto approssimativamente  si può utilizzare la formula seguente: kW necessari = superficie dell’abitazione/10 oppure, se la potenza fosse espressa in BTU/h, i BTU/h necessari = 340 x superficie dell’abitazione (locali con soffitto a circa 3 m) . Una volta scelta la potenza, a seconda di quante sono le stanze che voglio raffrescare, si può scegliere se fare tutto con una’ unica unità interna (mono split) oppure più macchine interne (multi split).

Il multi split garantisce un comfort migliore perché distribuisce in modo più uniforme e puntuale sia il riscaldamento che il raffrescamento; in questo caso la macchina esterna è mediamente più grande (anche se, sfruttando la non contemporaneità degli utilizzi, può essere di potenza leggermente inferiore alla somma delle unità interne) e anche il costo di installazione è più elevato, perché ho un apparecchio esterno collegato a più apparecchi interni. Una alternativa ad un apparecchio multi split potrebbe essere l’installazione di più mono split, ma con ingombri delle unità esterne decisamente più impegnativi.

Che tipo di condizionatori a pompa di calore sono disponibili nel catalogo Italtherm?

Abbiamo apparecchi sia mono che multi split. Per gli apparecchi mono split abbiamo due linee, base e top: le performance sono in entrambi i casi elevate, posizionandosi in classe A++ di efficienza energetica, ma la serie Top si differenzia per opzioni aggiuntive rispetto alla serie base, come l’app per controllare le macchine da remoto direttamente con il telefono cellulare, il design degli apparecchi, una diminuzione della rumorosità degli apparecchi interni.

Per la linea multi split, abbiamo le soluzioni Top Dual e Top Trial, con, rispettivamente, due e tre unità interne associate a una esterna.

Dimensionamento del boiler di un impianto solare termico

maggio 5, 2017
impianto solare termico boiler

Per chi si accinge ad acquistare un impianto solare termico, tre sono le domande principali a cui deve dare una risposta: come scegliere tra un impianto a circolazione naturale o forzata, quali dimensioni del collettore solare e quali dimensioni del boiler. In merito ai primi due quesiti abbiamo già dato indicazioni in questo articolo. Oggi ci occuperemo delle dimensioni del boiler.

Stima del fabbisogno di acqua

In un impianto solare termico, il boiler è il serbatoio in cui viene accumulata l’acqua. Perciò il primo passo è definire il Fabbisogno di Acqua Calda Sanitaria (ACS): si tratta quindi di capire quanta acqua è necessaria dai componenti del nucleo familiare che vivono nell’abitazione. Dipenderà quindi dal numero di persone, presenza di vasca da bagno o doccia, numero di lavatrici, etc.

impianto solare termico boilerLe modalità di calcolo dettagliate sono definite dalla norma UNI 9182:2014. In particolare il testo spiega due possibili metodi di dimensionamento:

  • Un “metodo semplificato”, che rimanda all’utilizzo del metodo contenuto nella norma europea UNI EN 806;
  • Un “metodo analitico”, che prevede un calcolo di dettaglio.

Per semplificare, a volte si utilizza una stima complessiva: vengono considerati 40-60 litri al giorno a persona.

Calcolo del volume di accumulo del boiler

L’impianto non viene mai progettato per coprire il 100% del fabbisogno di acqua calda sanitaria, perché non sarebbe conveniente dal punto di vista economico. A fronte di un aumento dei costi elevato, avremmo infatti una produzione di acqua in eccesso nei mesi estivi e in inverno un risparmio non abbastanza consistente da ammortizzare la maggiore spesa.

Perciò l’impianto solitamente è progettato in modo da coprire per il 100% dei consumi dei mesi estivi e il 60-70% del fabbisogno annuo.

 

Vuoi un esempio pratico di dimensionamento di un impianto solare termico rispetto alle tue necessità? Prova il configuratore per impianti solari sul sito Italtherm!

In 10 anni l’aumento delle rinnovabili ha permesso di abbattere del 10% le emissioni di gas serra. Ecco i dati ufficiali

aprile 27, 2017

Che le rinnovabili facciano bene al Clima è risaputo, visto che permettono di ridurre l’utilizzo di fonti fossili. Misurare l’impatto in termini di benefici climatici però è un altro discorso.

A prenderlo in mano e dare i numeri e i dati ufficiali del contributo delle rinnovabili nell’abbattimento dei gas serra è stata l’Agenzia Ambientale Europea (AEA) che ha calcolato i risparmi ricollegabili alla produzione di energia da fonti rinnovabili in termini di mancata produzione di CO2.

I risultati dello studio, pubblicati nel report ‘Renewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects, non lasciano spazio a dubbi: grazie al progressivo aumento della produzione di energia green si è avuta una riduzione dei combustibili fossili e le correlate emissioni di gas serra si sono ridotte di circa il 10% nel corso 2015 (avendo come riferimento i dati dell’anno 2005). Questo dato, tradotto in cifre, equivale ad un risparmio, nel corso del 2015, di 130 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) con una conseguente mancata emissione in atmosfera di quasi 436 Mt di CO2.

Nella classifica dei combustibili fossili sostituiti dalle fonti “green”, il primo posto è occupato dal carbone che, da solo, rappresenta il 50% delle fonti fossili non utilizzate grazie all’uso di energia rinnovabile. Al secondo posto, segue invece il gas naturale (circa il 28% di tutti i combustibili fossili evitati) seguita dai prodotti petroliferi per autotrazione.

Nel biennio 2014-2015, in Germania, Italia e Regno Unito sono state registrate le maggiori riduzioni, in termini quantitativi, di combustibili fossili utilizzati mentre Svezia, Danimarca e Finlandia sono stati i paesi che hanno collezionati i migliori risultati in materia di consumi ed emissioni.

Considerando, invece, i singoli settori, quello delle fonti energetiche rinnovabili (Fer) elettriche ha ottenuto i risultati migliori con un risparmio di 330 Mt CO2 pari al 76% di tutte le emissioni lorde evitate. Risultati più contenuti, invece, sono stati registrati dal settore delle Fer termiche (66 Mt CO2 pari al 15% di tutte le emissioni evitate) e dei biocarburanti ad uso autotrazione (40 Mt CO2, ovvero circa il 9% del totale).

I dati dell’AEA confermano i risultati dell’analisi pubblicata da  Eurostat alcune settimane fa: nel corso del biennio 2013-2014, nel mercato energetico comunitario, la quota occupata dall’energie rinnovabili è aumentata dal 15 al 16% e tale tendenza positiva è continuata anche nel corso del 2015 quando è stato appurato, per l’ottavo anno consecutivo, che le energie rinnovabili hanno rappresentato la maggior parte (77%) di nuova potenza elettrica installata.

Un’altra conferma positiva proviene dagli associati di Eurelectric – associazione che raggruppa circa 3.500 utility europee – che, in accordo all’obiettivo di COP21 di Parigi generare il 100% di energia elettrica a emissioni zero entro il 2050, si sono impegnate a non fare investimenti in nuove centrali a carbone dopo il 2020.

La classifica degli stati membri con maggiore utilizzo delle energie rinnovabili vede, ai primi posti, Finlandia e Svezia con una penetrazione di oltre il 30% mentre, agli ultimi gradini, ci sono Lussemburgo e Malta ove la percentuale delle energie rinnovabili utilizzate non arriva al 5%.

Cosa puoi fare tu? Tantissimo. Puoi contribuire a ridurre le emissioni di CO2 con una caldaia a condensazione e scegliendo di produrre energia termica grazie al solare termico. Vuoi maggiori dettagli? Sfoglia il nuovo catalogo 2017 e Contatta Italtherm

Prepararsi all’estate: quando conviene installare un impianto solare termico

aprile 19, 2017
irraggiamento solare in italia

In queste settimane dell’anno le giornate sempre più lunghe ci rammentano che l’estate si avvicina: proprio in questo periodo la potenza del sole ci ricorda che proprio i raggi solari sono un validissimo alleato per il risparmio energetico. Ecco come valutare il potenziale risparmio di energia, dal nord al sud Italia.

L’irraggiamento

Il primo fattore da considerare per comprendere quanta energia è possibile risparmiare con un impianto solare termico è l’irraggiamento: è definito come la potenza solare su una superficie di area unitaria (W/mq).

irraggiamento solare in italia.pngFonte: GSE

Chiaramente in Italia l’irraggiamento varia in base al mese di riferimento, con valori di picco a giugno e luglio e minimi nei mesi invernali. Non solo: le differenze sono notevoli anche tra nord e sud Italia. Fatta eccezione per alcune aree come le zone alpine, il nostro territorio è “ricco” di sole: dai 1.300 ai 1.800 kWh/m2.

solare termico in italia

Fonte: GSE – Elaborazione a cura di RSE su dati EUMETSAT

Il dimensionamento dell’impianto solare termico

La dimensione dell’impianto solare termico è definita a cura del progettista o dell’installatore, in base alla quantità di radiazione solare nell’area in cui verrà installato l’impianto e la necessità di acqua calda sanitaria.

Rispetto all’acqua, il fabbisogno può essere stimato secondo diverse variabili, che comprendono numero di persone, presenza a casa, quantità di lavatrici settimanali e bagni, etc. Di solito, questo calcolo è semplificato con una stima: vengono considerati 40-60 litri al giorno a persona.

L’impianto solitamente è progettato in modo da coprire per il 100% dei consumi dei mesi estivi e il 60-70% del fabbisogno annuo. La motivazione risiede nella convenienza economica: a fronte di un aumento dei costi elevato, avremmo una produzione di acqua in eccesso nei mesi estivi e in inverno un risparmio non abbastanza consistente da ammortizzare la maggiore spesa.

Per soddisfare queste necessità, normalmente si considera che serviranno 1,2 metri quadrati di pannello solare per ogni persona per l’Italia Settentrionale, 1 metro quadrato per ogni persona per l’Italia Centrale e 0,8 metri quadrati per ogni persona per l’Italia del Sud.

La quantità di energia termica prodotta di un impianto solare dipende in primo luogo proprio dai fattori sopra menzionati, ovvero irraggiamento e dimensioni dell’impianto. Inoltre altri due importanti elementi sono l’inclinazione e l’efficienza dell’impianto solare termico.

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ITALTHERM – Caldaie a gas, scaldabagni, sistemi solari [VIDEO]

marzo 7, 2017

Italtherm nasce con una grande storia, competenza e professionalità di un gruppo di lavoro che da oltre 30 anni opera nel settore del riscaldamento autonomo e centralizzato.
Italtherm è un’azienda innovativa, dinamica e flessibile, capace di completare l’intero ciclo del prodotto, dalla ricerca & sviluppo alla progettazione, dalla produzione alla commercializzazione fino alla consulenza e assistenza pre e post vendita in Italia e all’estero.
Italtherm produce una gamma completa di Caldaie a Condensazione, Caldaie Tradizionali, Caldaie di alta Potenza, Sistemi Solari, Scaldabagni e tutti i principali accessori.

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